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domenica 31 ottobre 2021

Le aragoste muoiono di stress


Quando non finisco nella cucina di qualcuno, le aragoste non hanno nemici naturali. Diventano vulnerabili solo quando, periodicamente, perdono la loro corazza. Il problema è che quando diventano grandi, e ormai vecchie, non riescono più a superare la fatica della muta e muoiono così, nude ed inermi, ormai facile pasto per i predatori.
E così, quante volte si può cambiare pelle in una vita? Quante volte è possibile esporre la carne viva al mondo e sperare di poter poi trattenere a sé tutti i pezzi ...?


Si vive di luce e di vento.
Come le nuvole, passando lontano, cercando di non lasciarsi ferire dalle guglie aguzze ...
A volte scendono delle lacrime, pioggia che travolge la terra, pelle che brucia al sole come dolore e desiderio impastati nel profondo delle viscere.
 
 
 
 
 
 
 
 
A volte si ha anche paura, ma si sa: per i sogni di chi non osa, rimangono solo i cassetti ...



 

mercoledì 26 giugno 2019

Artificial


Ormai giugno è agli sgoccioli ed anche con il corso di alpinismo siamo in dirittura d'arrivo. E, un po' come i fuochi di artificio, lo spettacolo si fa più intenso subito prima di finire.

Dopo una settimana post-lavorativa piuttosto impegnativa - con tanto di escursione serale alla ricerca di una tregua dal caldo torrido - ci siamo preparati per un fine settimana dedicato all'arrampicata ... inaugurato subito all'insegna della pioggia!

Dopo esser arrivati fino quasi a Passo Falzarego, ed aver ammirato speranzosi le pareti bagnate tutto attorno a noi,  abbiamo ingannato il tempo tra caffé ed un po' di cartografia prima di andare alla palestra indoor di Cortina.






Dopo un lungo momento di angoscia iniziale, io ed un'altra allieva come me poco portata al verticale, siamo state prese sotto la protezione di CapoVerde, uno degli istruttori di più lunga data, che ci ha fatto mettere d'impegno per riuscire a migliorare la nostra tecnica.
E devo dire che, con le buone o con le brusche, a son di insistere, qualche risultato l'abbiamo anche ottenuto: dopo una discreta serie di 4, siamo riuscite entrambe a chiudere un 5b.





Conclusa al meglio la giornata, mentre l'ultimo sole tornava a fare capolino, ci siamo spostati in albergo per il meritato riposo.



La mattina successiva, partiti di buona lena sperando in un meteo più benevolo, abbiamo finalmente raggiunto le tanto desiderate Cinque Torri.

Dopo esserci divisi in cordate ci siamo separati per raggiungere le diverse vie assegnateci.




Arrancando un po' lungo la salita,  io e la mia compagna di cordata al seguito del nostro grande CapoVerde, abbiamo raggiunto l'attacco della via normale della Quarta bassa, già gremita da altre cordate.
Trovando subito una buona intesa, ci siamo alternate equamente da seconde per i tre tiri di difficoltà fino al IV grado, fino alla sommità inclinata della torre, da dove, dopo qualche momento di incertezza iniziale - che io soffro pur sempre di vertigini - siamo scese con una facile doppia.

Ripreso fiato mentre recuperavamo le corde, sempre sbirciando il cielo capriccioso, ci siamo poi spostati verso la vicina Torre Latina.
Qui ci siamo trovate ad affrontare difficoltà  decisamente inferiori, ma su terreno piuttosto sporco ed instabile. Insomma l'ambiente abituale per un'escursionista!
Raggiunta con un paio di tiri veloci la cima, mentre un vento freddo continuava a rincorrere le nubi, concedendoci qualche schiarita repentina, ci siamo goduti il panorama mentre un'altra cordata di due espertissimi ragazzi, saliti in contemporanea a noi smuovendo un bel po' di sassi, si attrezzava per la discesa.
Per me è stato semplicemente fantastico starmene sulla cima, godermi qualche sprazzo di sole ristoratore e guardarmi attorno: la Rozes di fronte, l'Averau alle spalle e giusto sotto di noi i sentieri dove anch'io ero passata desiderando di essere lassù, esattamente dov'ero in quel momento. Un vero e proprio sogno realizzato!
Così, dopo esserci riposati, guardando la cordata dei due ragazzi avere difficoltà nel recuperare la corda, anche noi ci siamo preparati alla discesa.
Fatte tutte le cosiderazioni del caso il nostro istruttore ha deciso di attrezzare la sosta da un'altra parte e, dopo il primo lancio delle corde, già consapevoli che si sarebbero facilmente incastrate da qualche parte, mi sono offerta di scendere per prima e liberarle man mano.
Infatti, scesi con molta calma i primi metri, sono arrivata su un largo terrazzino sassoso, da dove ho dovuto rilanciare giù le corde per poi proseguire la calata, finalmente libera nel vuoto, fino ad atterrare sulla neve alla base della torre.
Poi non ho dovuto fare altro che aspettare i miei compagni di cordata per poi festeggiare tutti e tre assieme con dei gran abbracci. E devo dire che un po' mi sono pure commossa ...



Rientrado al parcheggio un po' alla spicciolata delle cordate, ci siamo poi accampati letteralmente nel bel mezzo della strada a far merenda e a scambiarci le impressioni delle varie salite, fino a quando, vista l'ora, abbiamo dovuto rientrare.






E prima o poi a ri-mettere mano su queste magnifiche rocce ci voglio proprio tornare!

mercoledì 12 giugno 2019

SanTi


La stagione estiva sembra essere finalmente cominciata, purtroppo però, a causa del maltempo di maggio - e dei conseguenti residui di neve in quota - tutti i programmi montani sono da rivedersi di volta in volta. Sia per gli amici escursionisti sia per il corso di alpinismo che sto frequentando.

Al momento, infatti, non abbiamo fatto una sola uscita che corrispondesse al programma iniziale.
E forse le 5 Torri - che avremmo dovuto arrampicare questa domenica e che era una delle mete che desideravo di più - non si riusciranno nemmeno a recuperare.
Questa domenica alla fine siamo tornati in Val Gallina per affrontare delle vie a più tiri, in cordata, e continuare ad impratichirci con l'arrampicata.


Dopo aver smistato allievi ed istruttori su tutte le pareti disponibili, io sono capitata con due istruttori, il mitico Gino, con cui ho un ottimo rapporto, ed il poledrico Genfry, che ammetto di non esser ancora riuscita a decifrare.
Lasciato che un primo terzetto arrivasse d attrezzare la prima sosta, abbiamo cominciato a salire anche noi.
Primo Genfry, poi io su una corda e subito dopo di me Gino, gentilmente armato di fotocamera ...
Il primo tiro, su roccia molto sporca a friabile, cercando di muovermi con leggerezza, tutto sommato non mi ha creato particolari difficoltà essendo un III+.
Arrivati alla sosta abbiamo dovuto aspettare il nostro turno in posizioni non proprio comode, mentre il primo gruppo si preparava a ripartire, poi dopo un laborioso cambio di primo di cordata, mi sono ritrovata ad affrontare alcuni metri di IV su un diedro particolarmente liscio e scivoloso, tanto da cadere rovinosamente addosso al mio povero istruttore un paio di volte prima di attrezzarmi, su suo suggerimento, con un cordino sul rinvio in modo da usarlo come staffa e poi, tra una spinta ed una tirata, aggrappandomi indegnamente sul rinvio successivo, sono riuscita ad uscirne.
Da qui mi sono trovata su una diagonale di minor difficoltà che sono riuscita a superare velocemente, quindi un ultimo scalino più duro che, anaspando ancora un po', mi ha fatto arrivare sul terrazzino della seconda sosta.
Mentre il sole e le scarpette cominciavano a farsi sentire, dopo aver discusso se la lunghezza delle corde fosse sufficiente, ci siamo preparati per la discesa in doppia.
Questa in teoria, lasciando alla forza di gravità fare il suo, era la parte semplice. E invece ...
Sarà stato il mio cordino troppo lungo e rigido, sarà stato il giro in più sul machard, sarà stata la corda piuttosto usurata, fatto sta che a metà mi sono bloccata!
Per fortuna che ero a pochi metri dalla prima sosta dove stavano armeggiando un altro paio di istruttori con il loro allievo e quindi, pendolando allegramente su una cengetta, sono riuscita ad avvicinarmi a loro per controllare i nodi.
Alla fine non riuscendo a venirne fuori - perché se mi devo incasinare, lo faccio per bene - l'istruttore mi ha fatto sostituzione in volo del freno che mi ha permesso di finire la discesa.







Tolte subito con gran gioia le scarpette, siamo scesi verso il torrente, dove i miei due istruttori sono stati subito reclutati per un'altra salita, mentre io ho avuto il permesso di risalire alla piazzola in ombra per andare a riposarmi.
Qui, non avendo gran simpatia per i tiri disponibili, ne ho approfittato per ascoltare qualche elucubrazione meteorologica e guadare un po' gli altri arrampicare.
Poi, dovendo far finta di essere interessata ad arrampicare, ho provato ad attaccare alcune vie di V, riuscendo a mala pena ad alzarmi di qualche metro prima di finire immancabilmente con l'arrendermi.
Per fortuna è durata poco prima di dedicarci alle cibarie ed ai gradi alcolici ...





Ormai siamo agli sgoccioli ... riuscirò a sopravvivere ai due ultimi (probabili) fine settimana da alpinista?



mercoledì 13 marzo 2019

Più&menO [Come il VentO]


Quelle giornate che vorresti solo poterti girare dall'altra parte nel letto.
Quelle giornate in cui non hai nessun entusiasmo nemmeno - o soprattutto - per andare in montagna. Ed il meteo non aiuta per niente.

Che in simili condizioni fossi pure la responsabile dell'escursione e che mi mancassero quasi tutti i miei punti di riferimento, andava da sé no?!

E insomma siamo partiti per il nostro lungo viaggio della speranza alla volta delle ridenti vallate pusteresi, confidando che l'ufficio turistico avesse prenotato un po' di bel tempo.
Ed in effetti, se pure Cortina era sotto una coltre di nubi, appena svalicato lo spartiacque, abbiamo cominciato a vedere qualche spiraglio di azzurro.

Pur arrancando con il pulminetto, il nostro autista è riuscito ad arrivare esattamente dove doveva e questo è stata già una cosa positiva (almeno per me).
E fortunatamente (?) dalla ricognizione aveva anche nevicato. Certo non da ciaspole, ma abbastanza da far finta di essere ancora in inverno.



Dopo una partenza da centometristi, cercando di tenere a bada i soliti "furbi" che se non fanno 3000m alla settimana non sono soddisfatti, ho ricompattato il gruppo lungo il sentiero di salita e abbiamo potuto fare il nostro passo tranquillo chiacchierando allegramente (tra uno sbuffo e l'altro).
Purtroppo, una volta usciti dal bosco, la facile stradina per il rifugio era diventata inagibile, per cui abbiamo dovuto continuare su dritti lungo la dorsale.
Nel frattempo le nuvole si addensavano e si disperdevano irrequiete, facendoci scaldare o rabbrividire a seconda di come ci concedevano qualche raggio di sole.





Peccato che, agli ultimi metri prima del rifugio, sia sia alzato un vento d'alta quota, un vento da 8000, freddo ed impetuoso, che ci ha costretto a cercare subito qualche angolo riparato dove rintanarci per poter riposare e mangiare qualcosa.




Il Corno, di là su, sebbene non fosse fulgido contro l'azzurro del cielo come l'avevamo visto - e salito - la prima volta, tentava più di qualcuno. Mi sarebbe piaciuto accontentarli ma, oltre alle dubbie condizioni della traccia, il tempo - sia meteorologico sia, soprattutto, cronologico - non era a nostro favore.
Così, ritemprati dalla salita, abbiamo ripreso la traccia per rientrare.


Scesi di quota, finalmente al riparo dal vento e grazie ad una provvidenziale schiarita, abbiamo avuto modo di riscaldarci con un bel sole.
Visto che, una volta raggiunto il pullman, era ancora relativamente presto (!) ci siamo intrattenuti senza fretta con il nostro consueto buffet di fine escursione prima di ripartire.
Complice probabilmente la giornata grigia, alla fine per strada il traffico era minimo e siamo riusciti ad arrivare a casa pure con un discreto anticipo rispetto a quanto programmato. Cosa sicuramente non positiva (autista a parte).

A saperle tutte prima, vista la lunga trasferta, si poteva impostare l'uscita diversamente ... ma credo che in una giornata così, sarei stata meglio a casa comunque ...  :-/

 

martedì 19 febbraio 2019

Tris


Chi la dura la vince ...
Non sono veloce, non sono veloce, non sono nemmeno coraggiosa. Ma accidenti se mollo!
Lasciando il dovuto spazio al tempo, o presto o tardi, molto spesso riesco ad arrivare alla mia meta ...

Questa cima è stata una delle prime salite con le ciaspe di un "certo" impegno che abbia fatto, un po' per il dislivello, un po' per la ripida salita finale, lasciando la comoda stradina di servizio ad una centralina, su dritti per il pendio scalinando con le punte delle ciaspe.
Ricordo bene che era nel periodo di Carnevale - con degli ottimi crostoli ad aspettarci al rientro alle auto - e che fu una scelta di ripiego a causa del meteo non proprio ottimale.
Fu una bellissima esperienza, con una gran botta di autostima per esser riuscita ad affrontare il "muro" finale (con il sottofondo di qualcuna che urlava di fidarmi dei rampanti), peccato che nella nebbia umida il paesaggio lattiginoso si distingueva a malapena.
Altri tempi ...


Poi siamo tornati un'altra volta, per la prima ciaspolata di stagione tra amici. La giornata era discreta, con dei bellissimi giochi di luce dati dal sole velato dalle nuvole in movimento, peccato solo che, una volta in cima, il panorama fosse completamente nascosto!!!
Però ricordo di aver raggiunto anche la seconda cima, di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza, che, sebbene più bassa di un paio di metri, in effetti sarebbe quella ufficiale.


E finalmente al terzo tentativo ho scelto una giornata che non poteva essere migliore: sole caldo (fin troppo) e cielo completamente limpido. E che la meta fosse quella giusta lo abbiamo notato subito dal piccolo parcheggio già pieno. Accidenti alle marmotte poco mattiniere!
In particolare, subito davanti a noi, erano arrivate altre 3-4 auto con un gruppetto dall'aria vagamente familiare ... ma poi noi ci siamo preparati subito e, alle 9:00 in punto, grazie alla poca neve compatta, siamo partiti velocemente senza ciaspe.

Per il primo tratto siamo saliti lungo l'ampia strada nel bosco ombroso, chiacchierando del più e del meno, godendoci la piacevole temperatura della giornata.
Poi siamo usciti nell'ampio pianoro della casera, dove ci siamo fermati per una breve sosta. Qui ci hanno raggiunto un paio di scialpinisti, mentre molti altri - almeno una dozzina - erano ben visibili in alto, in salita verso Forcella delle Sasse.





Ripreso il cammino, facendo lunghi tratti in pieno sole, ho dovuto fermarmi più volte a spogliarmi e bere, tanto era caldo!
Lasciato il rado bosco di larici dietro la curva, ci siamo trovati davanti le due cime gremite di sciatori.
Dopo gli ultimi tornanti, abbiamo raggiunto anche noi la cima ufficiale e, conquistato uno spazietto, abbiamo finalmente potuto ammirare l'ampio panorama.
Poi, mentre arrivavano altri sciatori, siamo scesi alla forcelletta che separa le due cime e risaliti alla seconda per trovare un posto tranquillo vicino all'antenna per sederci a mangiare, giusto in tempo per il mezzogiorno.












Dopo una mezzora di pausa, allietati dall'alto volo di due aquile, abbiamo calzato le ciaspe e siamo scesi velocemente tagliando fuori traccia, mentre il nutrito gruppetto di ciaspolatori, sbucato dall'ultima curva nel bosco, cominciava a salire gli ultimi tornanti.






Scesi velocemente fino quasi alla casera, nel frattempo presa d'assalto dai bambini del paese vicino, abbiamo poi ripreso la strada di rientro.




Alle 15:00 eravamo già in centro a Forno, a goderci una meritatissima bibita fresca, prima di rimetterci sulla trafficata strada verso casa.
Solo a sera ho avuto conferma che le mie sensazioni erano fondate e che in quel gruppetto di ciaspolatori schivato di solo pochi metri, c'era un amico!


Con questa piacevole e tanto desiderata cima quest'anno ho fatto l'en plein delle cime panoramiche del zoldano: Col Duro, Monte Pònta e finalmente il soleggiato Spiz de Zuel.
E son soddisfazioni!!!