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domenica 31 ottobre 2021

Le aragoste muoiono di stress


Quando non finisco nella cucina di qualcuno, le aragoste non hanno nemici naturali. Diventano vulnerabili solo quando, periodicamente, perdono la loro corazza. Il problema è che quando diventano grandi, e ormai vecchie, non riescono più a superare la fatica della muta e muoiono così, nude ed inermi, ormai facile pasto per i predatori.
E così, quante volte si può cambiare pelle in una vita? Quante volte è possibile esporre la carne viva al mondo e sperare di poter poi trattenere a sé tutti i pezzi ...?


Si vive di luce e di vento.
Come le nuvole, passando lontano, cercando di non lasciarsi ferire dalle guglie aguzze ...
A volte scendono delle lacrime, pioggia che travolge la terra, pelle che brucia al sole come dolore e desiderio impastati nel profondo delle viscere.
 
 
 
 
 
 
 
 
A volte si ha anche paura, ma si sa: per i sogni di chi non osa, rimangono solo i cassetti ...



 

mercoledì 19 giugno 2019

A come ...


Finalmente un fine settimana libero!!!

Al corso di alpinismo ci hanno concesso una tregua e, nonostante si fosse aggiunta un'escursione intersezionale con pulizia di sentieri (a cui avrei anche dovuto partecipare come rappresentante della mia sezione), ne ho approfittato per infilarmi i miei adorati scarponi (che a sera levo sempre con gran sollievo, ma che in confronto alle dannate scarpette da arrampicata sono comodissimi) ed andare a macinare un po' di dislivello.
E davvero, se non approfittavo di questa occasione, ero già in crisi di astinenza!

Ma, per fare le cose per bene, abbiamo approfittato anche del sabato per spostarci già verso est, approfittando dell'inaugurazione di una mostra a Cividale promossa dal mio amato professore dell'università.





Dopo una serata molto piacevole - romantica - nel bel centro storico ed un tranquillo pernotto nei paraggi, la domenica mattina siamo partiti in direzione dei monti.

E dopo averla tante volte studiata sulla carta - senza mai però riuscire a metterla veramente in programma - finalmente siamo andati a dare un'occhiata alla Val Bartolo.
Avendo dimenticato a casa la suddetta carta e non ricordando se e dove ci fossero dei divieti, abbiamo deciso di parcheggiare poco oltre all'imbocco della valle.
Da lì abbiamo cominciato a risalire la lunga carrabile che alla fine si apre in un'amena conca prativa popolata da numerose malghe.
Che fosse una giornata particolarmente calda l'avevamo già capito al risveglio ma, man mano che proseguivamo lungo il nostro percorso ne abbiamo avuta la conferma.











Mentre la sterrata continuava a srotolarsi lenta sotto i nostri scarponi, così come sotto le ruote dei numerosi ciclisti presenti, ed il sole impietoso saliva allo zenith, su un tornante siamo riusciti ad intercettare il sentiero nel bosco che saliva lungo la costa, puntando ripido, ma senza tanti giri, alla cima. Peccato solo che, nonostante il poco di ristoro dell'ombra, purtroppo, tra un mese di inattività causa maltempo e gli inesistenti avvicinamenti in falesia, lo scarso allenamento mi ha fatto faticare molto più di quanto non fossi abituata, soprattutto per quanto riguarda le gambe.

Raggiunta la base della nostra cimotta erbosa, l'abbiamo aggirata per cercarne un accesso meno ripido rispetto e, risalendo per balze erbose, abbiamo raggiunto uno stretto spiazzo in cresta, ornato da una piccola croce dove ci si è aperta una grandiosa vista a 360° sulle maggiori cime austriache, italiane e slovene. Non per niente uno dei nomi di questa modesta cima è Schönwipfel ...









Dopo esserci rinfrancati da qualche refolo d'aria tiepida mentre sbirciavamo altre possibili salite future, abbiamo poi cominciato a scendere verso la malga sottostante, giusto sulla sella lungo la strada forestale.
Da qui, non fidandoci troppo della percorribilità del sentiero che avrebbe chiuso l'anello, abbiamo ripreso quello di salita, proseguendo giù dritti anche al tornate e trovandoci in breve a percorrere una traccia poco battuta e rovinata, che però ci ha fatto perdere quota molto velocemente.

Ripresa la facile - e ormai monotona - sterrata, abbiamo riattraversato il cuore della valle, concedendoci anche un breve ristoro, lontano dalla polvere della strada, prima di raggiungere l'auto.






A come Acomizza ... ma potrebbe essere anche A come Amore ... ?!




sabato 8 giugno 2019

CottA e ...


E intanto maggembre, con la sua stagione delle piogge, l'abbiamo archiviato.
Adesso l'idea sarebbe che arrivasse l'estate e possibilmente, magari, non tutta di botto.

Intanto giugno sembra esser cominciato nel modo giusto, con le prime due giornate di cielo azzurro e sole caldo. L'ideale per godersi il fine settimana in pieno ed andarsi ad arrostire la schiena in falesia.




Prevedendo di trovare gente ovunque, con la voglia di bel tempo che c'era, siamo stati divisi in due gruppi: quelli bravi ad Erto e gli altri a Frassené.
Viste le mie doti arrampicatorie io pensavo di essere nel gruppo di Jesolo ...

 

Arrivati nel settore sud della falesia sul Sass Mardel già gremita - per lo più da ragazzini accompagnati da una guida alpina che per fortuna ci ha lasciato utilizzare anche le sue corde -, ci siamo infilati subito le scarpette per sfruttare a turno le poche vie libere.
Guardando la parete "liscia" con una certa ritrosia, mi sono legata anch'io ed ho cominciato a salire su una via di 4A, rassicurata dall'amico istruttore che con la mia passione per la montagna ce l'avrei fatta sicuramente.
E con un incoraggiamento del genere, nonostante qualche passaggio un po' titubante o un po' più "laborioso" e qualche divagazione personale dalla linea della via, sono riuscita ad arrivare alla catena.
Dopo questo primo insperato successo ho acquistato un po' più di fiducia e, spostatami verso delle vie leggermente più appoggiate, sono riuscita a fare due-tre salite abbastanza spedita, senza particolari difficoltà. In un paio di casi, con una certa soddifazione, sono riuscita anche a fare dei passaggi facendo affidamento su degli appigli davvero minimi, almeno per il mio livello di capacità.



Arrivati così a fine mattinata, mentre il caldo si faceva sempre più intenso, ho provato un'altra via che ha richiesto tutto il mio impegno: dopo esser riuscita a rimontare l'attacco, non proprio incoraggiante, ed aver fatto il primo tratto, mi sono trovata a dover affrontare una leggera sporgenza più liscia che mi ha fatto dannare un bel po'. Passata questa, spingendo sugli appoggi con una tecnica "da urlo", gli ultimi metri, seppure poveri di appigli, si sono fatti più facili ed alla fine sono riuscita ad arrivare in catena.
E che non fosse proprio la mia via, ne ho avuto la conferma pure dalla corda che si è incastrata al momento di farmi calare.


Superata questa prova mi sono concessa un po' di meritata pausa, dopodiché ho provato a salire la via accanto. Dopo un inizio già più impegnativo, dopo alcuni metri mi sono piantata su un paio di passaggi con degli appoggi lisci e, non trovando degli appigli decenti per tirarmi su di forza, alla fine non riuscivo neanche più a darmi la spinta sufficiente con le gambe. Così, dopo l'ennesima volta che tentavo di passare oltre, alla fine mi sono arresa e mi sono fatta calare.

Ormai stanca, accaldata ed anche un po' demoralizzata, tornata sulla via precendente per fare l'ultima salita - che doveva essere un tiro di cordata per poi attrezzare la sosta e fare la doppia a scendere - non sono riuscita nemmeno ad attaccarla.
Mi consola solo che la ragazza dopo di me si è rifiutata di fare quella via e che pure la terza a cui era stato detto di salire ha faticato non poco per arrivare alla sosta.



Conclusi i "lavori", era previsto un ricongiungimento dei due gruppi sulle sponde del Piave, ma, dopo un velocissimo sondaggio, abbiamo preferito evitarci un'ora d'auto e così, trovate un paio di panche all'ombra vicino alla falesia, ci siamo gustati la nostra ricca merenda approfittando per fare un po' di chiacchiere e conoscerci un po' meglio.




Stavolta, con delle vie più alla mia portata, devo dire che mi sono anche divertita a mettere le mani sulla roccia. 
Ma le scarpette restano sempre un supplizio!

giovedì 2 maggio 2019

La forma del cerchiO


Dopo che nell'ultima settimana ha cambiato stagione almeno tre volte - riuscendo praticamente a scaricare tutta la neve che non ha fatto questo inverno - per fortuna il 1° Maggio ci ha regalato una bella giornata di sole caldo.


A quanto pare, riguardando i ricordi degli anni passati, la nostra tradizione è di fare una bella scampagnata in bicicletta.
E così, inforcate le bike, abbiamo preso gli argini dietro casa - letteralmente gremiti di gente - puntando verso nord-est. Tempo di prendere il ritmo ed ho proposto la meta - sì io, nel pieno (?!) delle mie facoltà mentali - solo che nella mia testa avevo calcolato - con gran ottimismo - giusto una settantina di chilometri o poco più ...


Lasciati alle spalle i primi chilometri di strade note, ci siamo destreggiati tra campagne floride, piste ciclabili, stade secondarie e pigri paesi di provincia, fino a ritrovarci in pieno centro a Sacile.
Qui la festività e l'ora prandiale ci hanno facilitato con un attraversamento senza alcun problema di traffico, così in breve ci siamo ritrovati di nuovo nella campagna, ormai prossimi alla fascia pedemontana.

Con qualche breve tratto salita siamo quindi arrivati alla nostra prima meta: le sorgenti della Livenza, alla Santissima.
Dopo la lunga pedalata sotto il sole, il verde della vegetazione, unito a quello profondo delle acque, ci ha offerto una piacevole ombra ristoratrice.








Dopo una breve visita, continuando a salire lungo la strada, abbiamo raggiunto la nostra seconda meta: le misteriose ed affascinanti sorgenti del Gorgazzo.




Soddisfatto il nostro motivo dell'andare, ormai era tempo di riprendere la lunga strada del ritorno. Ma prima era giusto soddisfare anche un'altra necessità, ovvero fare una meritata sosta con rifornimento ...
Appena arrivati, giusto dall'altro lato del neonato fiume, il nostro sguardo era stato subito attirato da una curiosa costruzione di forma esagonale, ma poi, osservando meglio, siamo stati attirati definitivamente dalle invitanti scritte che la decoravano.
E niente. Dopo poco ero talmente impegnata nella difficile impresa di mangiare il mio waffel su stecco con con gelato e miele - rinomitato in breve stecco waffelato - senza impiastricciarmi fin sopra il naso, che lo spettacolo è stato subito notato dagli altri passanti, rendendo degna pubblicità al piccolo chiosco.



Dopo questa ricca merenda siamo rimontati in sella e, con qualche digressione sul tracciato di andata, siamo rientrati verso strade a noi più famigliari.
Giusto in tempo per imbastire una cenetta ...


Sicuramente meno traumatica della precedente, anche stavolta siamo riusciti a fare una bel giro di discreta lunghezza. E credo proprio che dovrò migliorare le mie prestazioni ed allargare il raggio di portata delle nostre esplorazioni a ritmo di pedale.
Ed anche per scoprire nuove forme di gelato, ovviamente ...