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domenica 31 ottobre 2021

Le aragoste muoiono di stress


Quando non finisco nella cucina di qualcuno, le aragoste non hanno nemici naturali. Diventano vulnerabili solo quando, periodicamente, perdono la loro corazza. Il problema è che quando diventano grandi, e ormai vecchie, non riescono più a superare la fatica della muta e muoiono così, nude ed inermi, ormai facile pasto per i predatori.
E così, quante volte si può cambiare pelle in una vita? Quante volte è possibile esporre la carne viva al mondo e sperare di poter poi trattenere a sé tutti i pezzi ...?


Si vive di luce e di vento.
Come le nuvole, passando lontano, cercando di non lasciarsi ferire dalle guglie aguzze ...
A volte scendono delle lacrime, pioggia che travolge la terra, pelle che brucia al sole come dolore e desiderio impastati nel profondo delle viscere.
 
 
 
 
 
 
 
 
A volte si ha anche paura, ma si sa: per i sogni di chi non osa, rimangono solo i cassetti ...



 

giovedì 2 maggio 2019

La forma del cerchiO


Dopo che nell'ultima settimana ha cambiato stagione almeno tre volte - riuscendo praticamente a scaricare tutta la neve che non ha fatto questo inverno - per fortuna il 1° Maggio ci ha regalato una bella giornata di sole caldo.


A quanto pare, riguardando i ricordi degli anni passati, la nostra tradizione è di fare una bella scampagnata in bicicletta.
E così, inforcate le bike, abbiamo preso gli argini dietro casa - letteralmente gremiti di gente - puntando verso nord-est. Tempo di prendere il ritmo ed ho proposto la meta - sì io, nel pieno (?!) delle mie facoltà mentali - solo che nella mia testa avevo calcolato - con gran ottimismo - giusto una settantina di chilometri o poco più ...


Lasciati alle spalle i primi chilometri di strade note, ci siamo destreggiati tra campagne floride, piste ciclabili, stade secondarie e pigri paesi di provincia, fino a ritrovarci in pieno centro a Sacile.
Qui la festività e l'ora prandiale ci hanno facilitato con un attraversamento senza alcun problema di traffico, così in breve ci siamo ritrovati di nuovo nella campagna, ormai prossimi alla fascia pedemontana.

Con qualche breve tratto salita siamo quindi arrivati alla nostra prima meta: le sorgenti della Livenza, alla Santissima.
Dopo la lunga pedalata sotto il sole, il verde della vegetazione, unito a quello profondo delle acque, ci ha offerto una piacevole ombra ristoratrice.








Dopo una breve visita, continuando a salire lungo la strada, abbiamo raggiunto la nostra seconda meta: le misteriose ed affascinanti sorgenti del Gorgazzo.




Soddisfatto il nostro motivo dell'andare, ormai era tempo di riprendere la lunga strada del ritorno. Ma prima era giusto soddisfare anche un'altra necessità, ovvero fare una meritata sosta con rifornimento ...
Appena arrivati, giusto dall'altro lato del neonato fiume, il nostro sguardo era stato subito attirato da una curiosa costruzione di forma esagonale, ma poi, osservando meglio, siamo stati attirati definitivamente dalle invitanti scritte che la decoravano.
E niente. Dopo poco ero talmente impegnata nella difficile impresa di mangiare il mio waffel su stecco con con gelato e miele - rinomitato in breve stecco waffelato - senza impiastricciarmi fin sopra il naso, che lo spettacolo è stato subito notato dagli altri passanti, rendendo degna pubblicità al piccolo chiosco.



Dopo questa ricca merenda siamo rimontati in sella e, con qualche digressione sul tracciato di andata, siamo rientrati verso strade a noi più famigliari.
Giusto in tempo per imbastire una cenetta ...


Sicuramente meno traumatica della precedente, anche stavolta siamo riusciti a fare una bel giro di discreta lunghezza. E credo proprio che dovrò migliorare le mie prestazioni ed allargare il raggio di portata delle nostre esplorazioni a ritmo di pedale.
Ed anche per scoprire nuove forme di gelato, ovviamente ...

mercoledì 3 aprile 2019

Lungo&Largo


Primavera: spuntano le viole.
Almeno su caviglie, ginocchia e polpacci
A quanto pare, come mi avvicino alla bicicletta, riesco a farmi male. E il bello è che la maggior parte delle volte me ne accorgo solo una volta arrivata a casa, quando comincia a comparire qualche bollo dalla tonalità inconfondibile.


Stavolta abbiamo ripreso la nostra esplorazione da dove eravamo arrivati con il primo giro di stagione.
L'idea era quella di andare ad intercettare una traccia che, dopo aver attraversato l'antico borgo di Sesto al Reghena, scendeva lungo l'omonimo fiume passando per dei mulini.



Non avendo scaricato preventivamente delle tracce da seguire, abbiamo dovuto orientarci con dei mezzi più tradizionali ed andare alla ricerca delle strade più adatte.
Scesi fino quasi fino a Portogruaro, preferendo restare nelle campagne, abbiamo poi deviato verso est, scoprendo minuscoli borghi sospesi nel tempo, a brevissima distanza dalla linea dell'autostrada.
Striscia nera di non-spazio in minacciosa espansione ...

Ripresa la direzione di rientro, puntando verso nord, abbiamo corso lungo l'impercettibile confine regionale fino ad entrare nel borgo castellano di Cordovado, desiderosi solo di una sosta rinfrescante.
E da qui è cominciata un'inconcludente ricerca di un posto che fosse aperto (?) o dell'aspetto abbordabile per due ciclisti.

 
Dopo qualche tentativo a vuoto, sempre più avviliti, abbiamo deciso di puntare sul sicuro e raggiungere San Vito al Tagliamento, centro abitato più popoloso dei paraggi.
Entrati nel borgo, al primo segno di tavolini all'ombra e bancone fornito, non ci è sembrato vero di poter parcheggiare le bike e finalmente accomodarci per una pausa più che meritata.

 



Ristorati e rinfrescati, ci siamo rimessi in sella per l'ultima decina di chilometri per tornare al nostro punto di partenza.

Sempre valutando con carta e cartelli le svolte necessarie, abbiamo attraversato un ultimo tratto di campagna che ci ha dato accesso all’area dell'antico cimitero ebraico del Bosco della Man di Ferro di cui ci era rimasta la curiosità la volta precedente, anche se, vista la selva selvaggia che ci si parava davanti, alla fine non ci siamo addentrati molto oltre alla Porta Picta.
 

Ormai con la Torre di Sbrojavacca all'orizzonte, in brevissimo abbiamo concluso il nostro assolato giro cicloturistico.
Comunque, in tutto questo giro, di mulini praticamente non ne abbiamo trovato neanche uno.


Il bello della bicicletta è che in poche ore si riesce a percorrere un largo (o lungo) tratto di territorio, così, oltre a potersela prendere comoda alla mattina, poi c'è anche tutto il tempo per perdersi e ritrovarsi per la strada. 
D'altra parte l'avventura non è mai una linea retta.

lunedì 7 gennaio 2019

Tributo


Tributo al vento che spazza impietoso le creste ghiacciate.
Anche sta volta abbiamo dovuto ingegnarci per oltrepassare alcuni alberi. Certo non era l'ecatombe della Val Visdende, ma anche in queste zone ha colpito duro.

Tributo alla terra a cui non rimangono che lacrime polverose.
Ed oltre ogni più fremente speranza, abbiamo avuto la gioia di ritrovare un vecchio amico ancora lì, come un fossile vegetale, aggrappato alle sue rocce deciso a resistere ad un'altra tempesta.

Tributo all'acqua che si fa mancare.
Dopo aver travolto le montagne non è scesa più nemmeno una goccia ed ora il desiderio ardente di neve sale come un grido silenzioso fin dalle profondità delle rocce più dure.























... che sia stato Duro sopportare tre Befane?!

Tributo al fuoco in una notte carica di energia.
Che si sa che ad avvicinarsi troppo alla stufa accesa si può finir male ...
Ma a seguire il volo notturno delle faive si può sperare in qualcosa di meglio per l'anno che sta cominciando.





Tributo alle anime che si riscaldano assieme nell'inverno.
Che sembra sempre incredibile questa piccola follia a due che continua a tenerci vicini e a portarci lontano ... e invece sono 5 anni !!!  <3