Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post

domenica 31 ottobre 2021

Le aragoste muoiono di stress


Quando non finisco nella cucina di qualcuno, le aragoste non hanno nemici naturali. Diventano vulnerabili solo quando, periodicamente, perdono la loro corazza. Il problema è che quando diventano grandi, e ormai vecchie, non riescono più a superare la fatica della muta e muoiono così, nude ed inermi, ormai facile pasto per i predatori.
E così, quante volte si può cambiare pelle in una vita? Quante volte è possibile esporre la carne viva al mondo e sperare di poter poi trattenere a sé tutti i pezzi ...?


Si vive di luce e di vento.
Come le nuvole, passando lontano, cercando di non lasciarsi ferire dalle guglie aguzze ...
A volte scendono delle lacrime, pioggia che travolge la terra, pelle che brucia al sole come dolore e desiderio impastati nel profondo delle viscere.
 
 
 
 
 
 
 
 
A volte si ha anche paura, ma si sa: per i sogni di chi non osa, rimangono solo i cassetti ...



 

sabato 8 giugno 2019

CottA e ...


E intanto maggembre, con la sua stagione delle piogge, l'abbiamo archiviato.
Adesso l'idea sarebbe che arrivasse l'estate e possibilmente, magari, non tutta di botto.

Intanto giugno sembra esser cominciato nel modo giusto, con le prime due giornate di cielo azzurro e sole caldo. L'ideale per godersi il fine settimana in pieno ed andarsi ad arrostire la schiena in falesia.




Prevedendo di trovare gente ovunque, con la voglia di bel tempo che c'era, siamo stati divisi in due gruppi: quelli bravi ad Erto e gli altri a Frassené.
Viste le mie doti arrampicatorie io pensavo di essere nel gruppo di Jesolo ...

 

Arrivati nel settore sud della falesia sul Sass Mardel già gremita - per lo più da ragazzini accompagnati da una guida alpina che per fortuna ci ha lasciato utilizzare anche le sue corde -, ci siamo infilati subito le scarpette per sfruttare a turno le poche vie libere.
Guardando la parete "liscia" con una certa ritrosia, mi sono legata anch'io ed ho cominciato a salire su una via di 4A, rassicurata dall'amico istruttore che con la mia passione per la montagna ce l'avrei fatta sicuramente.
E con un incoraggiamento del genere, nonostante qualche passaggio un po' titubante o un po' più "laborioso" e qualche divagazione personale dalla linea della via, sono riuscita ad arrivare alla catena.
Dopo questo primo insperato successo ho acquistato un po' più di fiducia e, spostatami verso delle vie leggermente più appoggiate, sono riuscita a fare due-tre salite abbastanza spedita, senza particolari difficoltà. In un paio di casi, con una certa soddifazione, sono riuscita anche a fare dei passaggi facendo affidamento su degli appigli davvero minimi, almeno per il mio livello di capacità.



Arrivati così a fine mattinata, mentre il caldo si faceva sempre più intenso, ho provato un'altra via che ha richiesto tutto il mio impegno: dopo esser riuscita a rimontare l'attacco, non proprio incoraggiante, ed aver fatto il primo tratto, mi sono trovata a dover affrontare una leggera sporgenza più liscia che mi ha fatto dannare un bel po'. Passata questa, spingendo sugli appoggi con una tecnica "da urlo", gli ultimi metri, seppure poveri di appigli, si sono fatti più facili ed alla fine sono riuscita ad arrivare in catena.
E che non fosse proprio la mia via, ne ho avuto la conferma pure dalla corda che si è incastrata al momento di farmi calare.


Superata questa prova mi sono concessa un po' di meritata pausa, dopodiché ho provato a salire la via accanto. Dopo un inizio già più impegnativo, dopo alcuni metri mi sono piantata su un paio di passaggi con degli appoggi lisci e, non trovando degli appigli decenti per tirarmi su di forza, alla fine non riuscivo neanche più a darmi la spinta sufficiente con le gambe. Così, dopo l'ennesima volta che tentavo di passare oltre, alla fine mi sono arresa e mi sono fatta calare.

Ormai stanca, accaldata ed anche un po' demoralizzata, tornata sulla via precendente per fare l'ultima salita - che doveva essere un tiro di cordata per poi attrezzare la sosta e fare la doppia a scendere - non sono riuscita nemmeno ad attaccarla.
Mi consola solo che la ragazza dopo di me si è rifiutata di fare quella via e che pure la terza a cui era stato detto di salire ha faticato non poco per arrivare alla sosta.



Conclusi i "lavori", era previsto un ricongiungimento dei due gruppi sulle sponde del Piave, ma, dopo un velocissimo sondaggio, abbiamo preferito evitarci un'ora d'auto e così, trovate un paio di panche all'ombra vicino alla falesia, ci siamo gustati la nostra ricca merenda approfittando per fare un po' di chiacchiere e conoscerci un po' meglio.




Stavolta, con delle vie più alla mia portata, devo dire che mi sono anche divertita a mettere le mani sulla roccia. 
Ma le scarpette restano sempre un supplizio!

mercoledì 29 maggio 2019

SalaME


E intanto sono sopravvissuta anche alla seconda uscita.
Praticamente sono ad un terzo del percorso per diventare un'alpinista patentata ...
Eheh ... neanche nei miei sogni più sfrenati!

Arrivati - con tempistiche impensabili per gli escursionisti - all'imbocco della Val Gallina, siamo saliti alla falesia da poco ripristinata e, dopo esserci divisi in vari gruppi di allievi, siamo stati smistati a rotazione nelle varie stazioni di prova.

 

Per cominciare un po' di manovre di corda e costruzione delle soste giù in riva al torrente. La parte facile per me ...
Poi su veloci per un paio di salite in falesia. E qui la mia incompatibilità con l'arrampicata si è fatta ben evidente ... Per prima mi hanno "presentato" una via di IV+ un po' sporca - scendendo mi sono data ben da fare per il disgaggio materiale - ma ben protetta in un camino e, dopo essermici infilata dentro per una personalissima "variante" - "non è il corso speleo questo!" - alla fine sono anche riuscita ad arrivare su in cima.



Dopo di questa mi hanno messo davanti ad una via in teoria di III+ "ma più fisica". Qui, dopo un attacco già poco convincente, non so come sono riuscita ad alzarmi di qualche metro, ma poi al quarto o quinto tentativo di superare un passaggio leggermente strapiombante, ormai del tutto stravolta, ho ceduto e mi sono fatta calare.
Appena il tempo di ricompormi, ingollare al volo un boccone gentilmente offerto - anche se mi ha fatto patire la sete per le due ore successive - e cambiare attrezzatura, per tornare di corsa alla parete opposta, in pieno sole, all'attacco della ferrata. Questa - che, pur essendo piuttosto "panoramica", in realtà è poco più di un sentiero attrezzato - l'avevo già fatta in passato e, nonostante il caldo sfiancante, sono andata su abbastanza velocemente.
Lungo la via di discesa ci siamo fermati alla prima postazione di corda doppia per una parte teorica, ottima per riprendere fiato.
Per finire ci siamo spostati alla calata in corda doppia vera e propria.
E questa era la cosa che ero più desiderosa di provare. Ed in effetti, seppure i primi passi all'indietro verso il vuoto mi abbiano un po' intimorito, devo dire che, finalmente con la forza di gravità a mio favore, è stato un momento davvero esaltante.
L'unica cosa che mi dispiace è non aver potuto fotografare gli splendidi ramponzoli di roccia che ho incontrato a metà parete!


Atterrata e liberata la corda, sono stata requisita per l'ultimissima stazione: la risalita su corda.
Tra la sete e la stanchezza, ormai non capivo più nemmeno quello che mi si diceva ed annuivo sperando solo di sbrigarmela  il più in fretta possibile. Ad ogni modo, ormai presa da disperazione, sono riuscita ad alzarmi - e poi a ritirarmi giù - per un quel paio di metri scarsi necessari a giudicare sufficiente la mia prova ...


Finalmente concluso tutto, sono risalita velocemente alla piazzola della falesia con l'unico pensiero di bere, mettere qualcosa nello stomaco e riposarmi un momento all'ombra.
Arrivata giusto in tempo per prendere qualche goccia di pioggia e scoprire che la maggior parte dei nostri zaini era stata invasa dalle formiche, sono poi tornata subito alla vicina falesia mentre qualcuno degli altri allievi più abili (c'è chi scala senza difficoltà già su un 5° abbondante) e gli istruttori si godevano un momento di libertà, mettendosi alla prova sulle diverse vie.


Tempo di qualche chiacchera, prima che anche l'ultimo gruppo finisse e venisse dichiarato ufficialmente il "tana libera tutti", che uno degli istruttori ha requisito qualcuno di noi per recuperare le bibite fresche dal torrente, tornare al parcheggio e cominciare ad affettare pane, salame e formaggio in attesa del rientro di tutti gli altri.
Peccato che poi, insieme a loro, dal fondo della valle siano arrivati anche dei nuvoloni neri carichi di pioggia fredda. Ad ogni modo, dopo qualche minuto di parapiglia - mentre le nostre birre (e non solo) venivano annacquate dalla pioggia - ci siamo organizzati con giacche ed ombrelli per proseguire la nostra allegra merenda.





Sta volta - forse perché conoscevo già il posto o forse perché eravamo in ambiente montano - ero partita abbastanza tranquilla e, al di là di tutte le mie palesi incapacità, mi sono sentita più a mio agio anche nell'arrampicata e, tutto sommato - nonostante le mani doloranti, le nocche sbucciate, le dita tagliate e le unghie rotte sul calcare tagliente delle pareti, senza contare abrasioni e contusioni che poi mi sono ritrovata un po' ovunque - devo dire che sta volta mi sono anche divertita.
E magari prima o poi imparo pure ad arrampicare ...


giovedì 2 maggio 2019

La forma del cerchiO


Dopo che nell'ultima settimana ha cambiato stagione almeno tre volte - riuscendo praticamente a scaricare tutta la neve che non ha fatto questo inverno - per fortuna il 1° Maggio ci ha regalato una bella giornata di sole caldo.


A quanto pare, riguardando i ricordi degli anni passati, la nostra tradizione è di fare una bella scampagnata in bicicletta.
E così, inforcate le bike, abbiamo preso gli argini dietro casa - letteralmente gremiti di gente - puntando verso nord-est. Tempo di prendere il ritmo ed ho proposto la meta - sì io, nel pieno (?!) delle mie facoltà mentali - solo che nella mia testa avevo calcolato - con gran ottimismo - giusto una settantina di chilometri o poco più ...


Lasciati alle spalle i primi chilometri di strade note, ci siamo destreggiati tra campagne floride, piste ciclabili, stade secondarie e pigri paesi di provincia, fino a ritrovarci in pieno centro a Sacile.
Qui la festività e l'ora prandiale ci hanno facilitato con un attraversamento senza alcun problema di traffico, così in breve ci siamo ritrovati di nuovo nella campagna, ormai prossimi alla fascia pedemontana.

Con qualche breve tratto salita siamo quindi arrivati alla nostra prima meta: le sorgenti della Livenza, alla Santissima.
Dopo la lunga pedalata sotto il sole, il verde della vegetazione, unito a quello profondo delle acque, ci ha offerto una piacevole ombra ristoratrice.








Dopo una breve visita, continuando a salire lungo la strada, abbiamo raggiunto la nostra seconda meta: le misteriose ed affascinanti sorgenti del Gorgazzo.




Soddisfatto il nostro motivo dell'andare, ormai era tempo di riprendere la lunga strada del ritorno. Ma prima era giusto soddisfare anche un'altra necessità, ovvero fare una meritata sosta con rifornimento ...
Appena arrivati, giusto dall'altro lato del neonato fiume, il nostro sguardo era stato subito attirato da una curiosa costruzione di forma esagonale, ma poi, osservando meglio, siamo stati attirati definitivamente dalle invitanti scritte che la decoravano.
E niente. Dopo poco ero talmente impegnata nella difficile impresa di mangiare il mio waffel su stecco con con gelato e miele - rinomitato in breve stecco waffelato - senza impiastricciarmi fin sopra il naso, che lo spettacolo è stato subito notato dagli altri passanti, rendendo degna pubblicità al piccolo chiosco.



Dopo questa ricca merenda siamo rimontati in sella e, con qualche digressione sul tracciato di andata, siamo rientrati verso strade a noi più famigliari.
Giusto in tempo per imbastire una cenetta ...


Sicuramente meno traumatica della precedente, anche stavolta siamo riusciti a fare una bel giro di discreta lunghezza. E credo proprio che dovrò migliorare le mie prestazioni ed allargare il raggio di portata delle nostre esplorazioni a ritmo di pedale.
Ed anche per scoprire nuove forme di gelato, ovviamente ...

venerdì 19 aprile 2019

Fiumi di Parole


Succede raramente, ma ogni tanto, a dispetto di tutte le previsioni negative,  le cose vanno incredibilmente tutte bene. Anzi vanno addirittura meglio di quanto non potessi mai sperare.
Certo poi io avrei la malattia di pensare che se avessi detto così o fatto colà sarebbe stato ancora meglio, ma alla fine va bene così.
Altrimenti poi non avrei nemmeno ulteriori margini di miglioramento ...   ^___^

Dopo settimane di asciutto, la perturbazione sembrava essere arrivata proprio per rovinarmi la festa, ma nonostante qualche incertezza il sentiero risultava comunque percorribile in sicurezza e, confermata l'escursione, il pulmino risultava pieno (avevo pure una lunga lista d'attesa di partecipanti!)

Giunti al nostro capolinea quasi sul confine sloveno, mentre una leggera pioggerella battezzava il nostro arrivo, un po' infreddoliti, ci siamo preparati velocemente per scendere sul greto del torrente Namlen, lungo cui si sviluppa il Sentiero naturalistico delle Cascate del Čukula.




Arrivati in pochi minuti sul fondo della valle, mentre le ultime gocce lasciavano spazio a qualche speranza di miglioramento, sono cominciati i primi guadi, qualcuno un po' al limite per l'agilità media del gruppo (ed anche della mia) vista la portata d'acqua, ma affrontati tutti con ordine e collaborazione. Robe da non credere!









Fermandoci qua e là per commentare ed apprezzare meglio i diversi spunti naturalistici lungo il sentiero, siamo finalmente arrivati alla cascata principale che con il suo salto ha suscitato l'ammirazione di tutti.
Ammirata la cascata ci siamo quindi ritrovati ad affrontare la salita più impegnativa del percorso, ma anche qui si sono comportati tutti al meglio ed abbiamo raggiunto senza intoppi il belvedere dove si era conclusa la nostra ricognizione. Da qui in poi era tutta una scoperta anche per me!
Dopo una sosta ristoratrice, abbiamo ripreso il cammino ridiscendendo oltre il dosso sull'alveo del torrente.
Qui il panorama ha cominciato a cambiare rapidamente: dopo qualche primo timido raggio, il sole è arrivato a scaldare tutta la varietà cromatica dei verdi del bosco e dei profondi azzurri dell'acqua limpida, rendendo davvero spettacolare quest'ultimo tratto del nostro percorso.









Dopo un'ultimo passaggio scenografico con tanto di ruderi di un antico mulino, abbiamo terminato il sentiero risalendo tra le case del borgo di Platischis, dove ci siamo cambiati e preparati per la seconda parte della nostra uscita: una visita alla vicina azienda agricola a passo Zore.
Qui la giovane proprietaria ci ha fatto conosce le sue simpatiche ragazze ed i loro ottimi prodotti ... insomma un'uscita conclusa in "buonezza"!






Ma non è finita qui!
Dopo questa bella domenica, il lunedì sera avevo un altro "lavoro" importante da portare a compimento.
Infatti qualche mese fa ero stata ingaggiata da una vicina Scuola di Escursionismo per una lezione dedicata all'ambiente montano ed alla flora e fauna alpine. Una bella sfida visto che, conclusa l'università, non ho  fatto cose del genere ...

Ed in effetti questi ultimi quattro mesi ci ho lavorato parecchio: raccogliere le informazioni, approfondire gli argomenti, trovare le immagini giuste, e poi aggiungere, togliere, modificare un'infinità di volte per cercare di fare un discorso completo, non troppo tecnico (limitato alle mie scarse conoscenze, via) e soprattutto contenuto anche nelle tempistiche.

Anche se poi fino all'ultimo non avevo alcuna idea di cosa sarebbe uscito: parlare in pubblico per quasi due ore non è semplice e tempo per provare l'esposizione non ne avevo avuto molto. Diciamo che confidavo nella mia incredibile capacità di fare un profondo respiro, spegnere il cervello, aprire la bocca ed andare avanti a ruota libera senza aver più coscenza di me stessa ... non so come ma la cosa va sempre alla grande!
E così in effetti è poi andata: ogni tanto passavo in rassegna le facce di fronte per verificare il livello di attenzione (o di panico viste tutte le informazioni con cui li ho sommersi) e davo una veloce sbirciata (per non farmi influenzare) alla Comare che nonostante tutti i miei tentativi di depistaggio è voluta venire a sentirmi (anche al costo di "perdersi" per strada).
Certo qualche momento di emozione e di tartagliamento ci sono stati, ma mi sembra di averli superati abbastanza bene.
Alla fine, una volta finito lo spettacolo e riaccese le luci, sono rientrata in me per ricevere con discreto imbarazzo dei bei complimenti. Insomma ho avuto quella manciata di minuti in cui l'autostima è schizzata alle stelle e ho camminato a mezzo metro da terra e pensando "ehi questo l'ho fatto io" ... E SON SODDISFAZIONI!!!