martedì 23 aprile 2019

Pasquetta


Dopo una ricca Pasqua mangereccia era d'obbligo fare un giro digestivo.
Certo il meteo non invogliava molto, ma con un po' di impegno ci siamo armati di bastoni da nordic walking e siamo saliti in Cansiglio per ossigenarci un po'.


Presa la Strada del Taffarel, ci siamo addentrati subito nella foresta di faggi.
Rispetto ad un paio d'anni fa, abbiamo notato subito il terreno secco e gli alberi ancora quasi ovunque senza foglie. A quanto pare la primavera in questa zona deve ancora cominciare.






Dopo alcuni chilometri di faggeta pura, un po' monotona per i nostri gusti, abbiamo deciso di movimentare un po' la nostra uscita e salire verso la dorsale.
Come se si fosse attraversato un confine invisibile tra due mondi, in breve ci siamo ritrovati tra il verde fresco ed umido degli abeti.
Continuando lungo il nostro sentiero alla fine siamo usciti, non senza qualche difficoltà dovuta alle recinzioni, a Pian Grande.










Dopo una breve sosta siamo rientrati fitto nel bosco, cominciando a precorrere i saliscendi di un piacevole sentierino a metà costa.
L'unico inconveniente è stato il dover accellerare via via il passo a causa del cielo sempre più minaccioso.


 





Ridiscesi poi lungo un vallone, non proprio agevole vista la mancanza di una traccia evidente per il primo tratto, ci siamo infine ricongiunti alla strada di partenza e siamo pure riusciti a rientrare all'auto giusto in tempo prima che cominciasse a piovviginare.


Alla fine forse è stata una camminata poco nordica, ma lo stesso molto piacevole!

venerdì 19 aprile 2019

Fiumi di Parole


Succede raramente, ma ogni tanto, a dispetto di tutte le previsioni negative,  le cose vanno incredibilmente tutte bene. Anzi vanno addirittura meglio di quanto non potessi mai sperare.
Certo poi io avrei la malattia di pensare che se avessi detto così o fatto colà sarebbe stato ancora meglio, ma alla fine va bene così.
Altrimenti poi non avrei nemmeno ulteriori margini di miglioramento ...   ^___^

Dopo settimane di asciutto, la perturbazione sembrava essere arrivata proprio per rovinarmi la festa, ma nonostante qualche incertezza il sentiero risultava comunque percorribile in sicurezza e, confermata l'escursione, il pulmino risultava pieno (avevo pure una lunga lista d'attesa di partecipanti!)

Giunti al nostro capolinea quasi sul confine sloveno, mentre una leggera pioggerella battezzava il nostro arrivo, un po' infreddoliti, ci siamo preparati velocemente per scendere sul greto del torrente Namlen, lungo cui si sviluppa il Sentiero naturalistico delle Cascate del Čukula.




Arrivati in pochi minuti sul fondo della valle, mentre le ultime gocce lasciavano spazio a qualche speranza di miglioramento, sono cominciati i primi guadi, qualcuno un po' al limite per l'agilità media del gruppo (ed anche della mia) vista la portata d'acqua, ma affrontati tutti con ordine e collaborazione. Robe da non credere!









Fermandoci qua e là per commentare ed apprezzare meglio i diversi spunti naturalistici lungo il sentiero, siamo finalmente arrivati alla cascata principale che con il suo salto ha suscitato l'ammirazione di tutti.
Ammirata la cascata ci siamo quindi ritrovati ad affrontare la salita più impegnativa del percorso, ma anche qui si sono comportati tutti al meglio ed abbiamo raggiunto senza intoppi il belvedere dove si era conclusa la nostra ricognizione. Da qui in poi era tutta una scoperta anche per me!
Dopo una sosta ristoratrice, abbiamo ripreso il cammino ridiscendendo oltre il dosso sull'alveo del torrente.
Qui il panorama ha cominciato a cambiare rapidamente: dopo qualche primo timido raggio, il sole è arrivato a scaldare tutta la varietà cromatica dei verdi del bosco e dei profondi azzurri dell'acqua limpida, rendendo davvero spettacolare quest'ultimo tratto del nostro percorso.









Dopo un'ultimo passaggio scenografico con tanto di ruderi di un antico mulino, abbiamo terminato il sentiero risalendo tra le case del borgo di Platischis, dove ci siamo cambiati e preparati per la seconda parte della nostra uscita: una visita alla vicina azienda agricola a passo Zore.
Qui la giovane proprietaria ci ha fatto conosce le sue simpatiche ragazze ed i loro ottimi prodotti ... insomma un'uscita conclusa in "buonezza"!






Ma non è finita qui!
Dopo questa bella domenica, il lunedì sera avevo un altro "lavoro" importante da portare a compimento.
Infatti qualche mese fa ero stata ingaggiata da una vicina Scuola di Escursionismo per una lezione dedicata all'ambiente montano ed alla flora e fauna alpine. Una bella sfida visto che, conclusa l'università, non ho  fatto cose del genere ...

Ed in effetti questi ultimi quattro mesi ci ho lavorato parecchio: raccogliere le informazioni, approfondire gli argomenti, trovare le immagini giuste, e poi aggiungere, togliere, modificare un'infinità di volte per cercare di fare un discorso completo, non troppo tecnico (limitato alle mie scarse conoscenze, via) e soprattutto contenuto anche nelle tempistiche.

Anche se poi fino all'ultimo non avevo alcuna idea di cosa sarebbe uscito: parlare in pubblico per quasi due ore non è semplice e tempo per provare l'esposizione non ne avevo avuto molto. Diciamo che confidavo nella mia incredibile capacità di fare un profondo respiro, spegnere il cervello, aprire la bocca ed andare avanti a ruota libera senza aver più coscenza di me stessa ... non so come ma la cosa va sempre alla grande!
E così in effetti è poi andata: ogni tanto passavo in rassegna le facce di fronte per verificare il livello di attenzione (o di panico viste tutte le informazioni con cui li ho sommersi) e davo una veloce sbirciata (per non farmi influenzare) alla Comare che nonostante tutti i miei tentativi di depistaggio è voluta venire a sentirmi (anche al costo di "perdersi" per strada).
Certo qualche momento di emozione e di tartagliamento ci sono stati, ma mi sembra di averli superati abbastanza bene.
Alla fine, una volta finito lo spettacolo e riaccese le luci, sono rientrata in me per ricevere con discreto imbarazzo dei bei complimenti. Insomma ho avuto quella manciata di minuti in cui l'autostima è schizzata alle stelle e ho camminato a mezzo metro da terra e pensando "ehi questo l'ho fatto io" ... E SON SODDISFAZIONI!!! 
 

 


mercoledì 10 aprile 2019

Forme e colori


Cosa c'è di meglio di un po' di colore per portare un po' di allegria in un fine settimana dal meteo molto incerto (anche se poi, in realtà, ha fatto solo poche gocce qua e là)?!


L'inizio della primavera, con il ritorno di una gran varietà di verdure fresche, mi danno sempre una gran soddisfazione in cucina, così, per cominciare, mi sono lasciata ispirare da un lievitato con pasta madre e per mettere insieme un caleidoscopio di sapori.
E per completare dopo una giusta dose di televisione, giusto per sognare un po' ...


La domenica ovviamente è cominciata all'insegna della lentezza, con una colazione bella sostanziosa :-9
Poi, per non restare a poltrire proprio tutto il giorno, ci siamo armati di bastoni da nordic e siamo andati a fiutare la primavera nella campagna fuori casa.
Devo dire che ho scoperto degli angoli davvero molto piacevoli!

Ma il programma della presunta giornata piovosa prevedeva una puntata culturale nel centro di Pordenone, per andare a vedere una mostra che si è rivelata davvero singolare.
Infine, potere dei social, siamo riusciti ad incastrarci anche un mini-convegno sul lupo: molto interessante, ma alla fine eravamo proprio stravolti. 
Ed affamati da lupi!


Alla fine è stato un fine settimana molto più intenso di quanto si potesse prevedere.
Speriamo che il prossimo ci riporti il sole!

mercoledì 3 aprile 2019

Lungo&Largo


Primavera: spuntano le viole.
Almeno su caviglie, ginocchia e polpacci
A quanto pare, come mi avvicino alla bicicletta, riesco a farmi male. E il bello è che la maggior parte delle volte me ne accorgo solo una volta arrivata a casa, quando comincia a comparire qualche bollo dalla tonalità inconfondibile.


Stavolta abbiamo ripreso la nostra esplorazione da dove eravamo arrivati con il primo giro di stagione.
L'idea era quella di andare ad intercettare una traccia che, dopo aver attraversato l'antico borgo di Sesto al Reghena, scendeva lungo l'omonimo fiume passando per dei mulini.



Non avendo scaricato preventivamente delle tracce da seguire, abbiamo dovuto orientarci con dei mezzi più tradizionali ed andare alla ricerca delle strade più adatte.
Scesi fino quasi fino a Portogruaro, preferendo restare nelle campagne, abbiamo poi deviato verso est, scoprendo minuscoli borghi sospesi nel tempo, a brevissima distanza dalla linea dell'autostrada.
Striscia nera di non-spazio in minacciosa espansione ...

Ripresa la direzione di rientro, puntando verso nord, abbiamo corso lungo l'impercettibile confine regionale fino ad entrare nel borgo castellano di Cordovado, desiderosi solo di una sosta rinfrescante.
E da qui è cominciata un'inconcludente ricerca di un posto che fosse aperto (?) o dell'aspetto abbordabile per due ciclisti.

 
Dopo qualche tentativo a vuoto, sempre più avviliti, abbiamo deciso di puntare sul sicuro e raggiungere San Vito al Tagliamento, centro abitato più popoloso dei paraggi.
Entrati nel borgo, al primo segno di tavolini all'ombra e bancone fornito, non ci è sembrato vero di poter parcheggiare le bike e finalmente accomodarci per una pausa più che meritata.

 



Ristorati e rinfrescati, ci siamo rimessi in sella per l'ultima decina di chilometri per tornare al nostro punto di partenza.

Sempre valutando con carta e cartelli le svolte necessarie, abbiamo attraversato un ultimo tratto di campagna che ci ha dato accesso all’area dell'antico cimitero ebraico del Bosco della Man di Ferro di cui ci era rimasta la curiosità la volta precedente, anche se, vista la selva selvaggia che ci si parava davanti, alla fine non ci siamo addentrati molto oltre alla Porta Picta.
 

Ormai con la Torre di Sbrojavacca all'orizzonte, in brevissimo abbiamo concluso il nostro assolato giro cicloturistico.
Comunque, in tutto questo giro, di mulini praticamente non ne abbiamo trovato neanche uno.


Il bello della bicicletta è che in poche ore si riesce a percorrere un largo (o lungo) tratto di territorio, così, oltre a potersela prendere comoda alla mattina, poi c'è anche tutto il tempo per perdersi e ritrovarsi per la strada. 
D'altra parte l'avventura non è mai una linea retta.