Dunque dove eravamo rimasti ...?! Ah sì, il cambio dell'ora!
Come odio le giornate corte, magari grige e umide ... mi mettono una tristezza infinita! Purtroppo però temo proprio che non mi resti altro che rassegnarmi ad uscire dall'ufficio con il buio per i prossimi mesi.
Intanto la scorsa settimana, per un ponte che non c'è stato, almeno abbiamo avuto un giorno extra di sole e di montagna. Ma davvero EXTRA!!!
E vista la premessa che si trattava di un giro del caro amico Silvano, il nostro garçon, dovevo già saperlo che sarebbe stato curt ... e se non ho ancora imparato a mordermi la lingua invece di insistere a fare il giro più lungo, poi non mi posso proprio lamentare.
Anche se a dire il vero non mi sono lamentata. Anche quando il sentiero non finiva mai - M-A-I - e alla fine siamo arrivati all'auto che ormai era buio pesto.
E nemmeno mi oserei di dire nulla ... perché era davvero un giro tanto tanto bel!
Partiti da Malga Vallazza subito dopo le 9:00 abbiamo cominciato a risalire la piacevole mulattiera che si addentra regolare nella conca, quindi, dopo aver raggiunto un dosso panoramico abbiamo svoltato scendendo fino a lambire il cristallino Lago Juribrutto.
Da lì siamo risaliti fino alla "fermata dell'autobus" del bivacco Juribrutto. Eravamo già passati di qui durante il precedente giro sul
Troi de la Mariota, ma stavolta, senza neve e con il sole, il panorama è completamente diverso. Mentre ci fermiamo per una pausa non posso fare a meno di guardare la vetta del Juribrutto: quella volta, complice il meteo incerto, non l'abbiamo raggiunta e per questo motivo ancora mi chiama ...

Tempo di sederci e ci arriva un'altra coppia con un paio
di pastori tedeschi che si mostrano subito interessati alla nostra
merenda. uno dei due cani, in un mio momento un po' maldestro, finisce
quasi per infilare il muso nel mio the ...
Così, lasciata
velocemente la compagnia, abbiamo cominciato a risalire il ripido fianco
roccioso (di reminiscenze
gandose), segnato da dei robusti contrafforti verticali squadrati -
quasi fossero gli elementi decorativi di un immeso portale gotico -
tipici delle rocce di origine vulcanica, fino a rimontare l'ampio
pianoro meridionale di Cima Bocche.
Da qui, lungo tracce e spesso a
ridosso delle numerose trincee austrungariche abbiamo seguito
guadagnato la vetta alle 13:00 in punto.
Mi
sorprende scoprire come, in qualsiasi direzione si guardi, ci sono
montagne "famose". I piani in lontananza si confondono ed una leggera
foschia tende a confondere i profili, ma quasi mi sorprendo di riuscire a
riconoscerne facilmente una buona parte!
... Sassolungo,
Sassopiatto, Sella, Piz Boé ... Marmolada, Cime d'Auta,
Costabella, Forca Rossa e Cima Uomo ... Sorapiss, Antelao, Marmarole,
Pelmo ...Vette Feltrine e Pavione, Schiara, Agner ... Pale di
SanMartino,
Colbricon, Lagorai e Cima d'Asta ... Latemar, Catinaccio, Torri del
Vajolet ...
Più lontano verso ovest risplendono i ghiacciai
dell'Adamello - quasi mi commuovo! - e del
Cevedale, verso nord ci sono le quinte indistinguibili verso l'Austria e
ad est, in infilata, si intravvede la baia nuvolosa delle prealpi
friulane.
Impossibile non pensarci oggi: dalla vetta lo sguardo si allarga in una visione a volo d'
Angelo ...
Arriviamo in cima nello stesso momento di un'altra signora che è salita dall'altro versante.
Dopo
un saluto veloce ci "balliamo" tutti e tre un po' attorno, impegnati
ciascuno a fare le sue foto. Poi non ci rimane che imbacuccarci e
spartirci in silenzio i pochi massi dove potersi sedere a mangiare
qualcosa, mentre il crocefisso che segna la vetta, insensibile al vento,
sembra quasi sorridere al sole.
Terminata la pausa, dopo un altro cenno di saluto, riprendiamo - noi e la signora - ciascuno il proprio cammino.
Con una simile giornata ho insistito per fare il giro più lungo. Tanto nello zaino ho sempre la pila frontale ...
Come
per la salita, scendiamo prima seguendo le tracce lungo il filo della
cresta, quindi passiamo tra i resti di postazioni militari e trincee
fino a Forcella Bocche, dove sta affacciato verso valle un altro
bivacco-fermata dell'autobus. Da qui si apre una bella conca sui laghi
di Lusia. Non mi sorprende che durante l'estate siano una meta tanto
famosa.
Proseguiamo veloci costeggiando i laghi fino ad arrivare, nei pressi dell'accogliente bivacco Redolf, a
svoltare verso sud in direzione di Malga Bocche e cominciamo a scendere
lungo il sentiero solitario senza altra sosta.
Ogni tanto
intravvediamo la malga tra le cime dei larici dorati, ma sembra proprio
che per quanto si cammini non si riesca a raggiungerla. Mi chiedo se
magari non ci sia lo zampino di qualche folletto dispettoso che ogni
tanto cerca di farmi anche lo sgambetto con qualche radice ...
Ad un tratto risaliamo brevemente nel bosco e dietro una curva sbuchiamo nei pascoli a ridosso della malga: sono già le 15:00.
Dopo
una prima incertezza sul sentiero da seguire, troviamo un cartello che
indica laconico altre due ore e mezza di cammino per ritornare al nostro
punto di partenza. Le PSM intanto stanno cominciando ad offrirsi nella
loro luce migliore, quella del sole che si sta abbassando verso
l'orizzonte.
Sapevo che sarebbe stata lunga ...
Rientriamo
quasi subito nel bosco, dove il sentiero - di nuovo una bella
mulattiera in costa - si impenna con alcuni tornanti, tanto che più di
una volta mi chiedo quanto manchi ancora a terminare i 200m che dobbiamo
risalire ...
Quindi ritorniamo all'aperto allo sbocco della Val
Miniera, giusto in tempo per godere della vista fugace di alcuni cervi e
dello spettacolo magnifico delle PSM che si infiammano alla tramonto.
Dopo
un paio di curve in discesa facciamo ancora a tempo ad ammirare lo
spegnarsi del giorno prima di rientrare nel buio del bosco. Ormai le
ombre stanno risalendo rapide dalle valli e una volta raggiunta Malga
Juribrutto dobbiamo rassegnarci ad accendere le frontali.
La
stanchezza si fa pesare, ancor più con il freddo che, ora che non c'è
più il sole, comincia a farsi pungente. Metto tutte le energie rimaste
per salire il sentiero cercando di seguirne lo sviluppo, facendo allo
stesso tempo attenzione ad illuminare ogni sasso e radice davanti a me:
anche se sono quasi del tutto immersa nel buio avverto un senso di
ripido poco rassicurante alla mia destra.
Sembra incredibile come l'assenza di stimoli si accuiscano i sensi.
Ancora
prima di vedere o di percepirne i rumori, l'olfatto per primo rivela la
vicinanza di un che di umano ... un misto tra gasolio e legna bruciati,
poi finalmente delle luci tra i rami rivelano che a breve distanza -
ancora incalcolabile senza altri punti di riferimento - ci sono delle
abitazioni.
I cani di Malga Vallazza ci annunciano con largo
anticipo. Quando usciamo dal bosco, mentre ancora a fatica si intravvede
la sagoma del malgaro in controluce sulla porta di casa, loro hanno già
raggiunto un parossismo di latrati.
Non so se aver paura dei
cani sciolti - e forse più impauriti di me - oppure essere felice per
essere quasi arrivata. Fischi e richiami servono a poco, tanto che,
quando arrivo a pochi metri dall'uomo mi sento in dovere di scusarmi ...
"Ma no no, che disturbo,
scherzòn?!".
Proseguiamo con
qualche altra battuta veloce sulla splendida giornata che abbiamo fatto
davvero bene a goderci fino in fondo ... ma ormai sono proiettata
completamente verso la macchina, lo zaino da levare e gli scarponi da
togliere. Sono le
18:15.
La tensione si scioglie e, mentre saliamo in auto, il
respiro si svuota nel rilassamento di una piena soddisfazione ...
L'anno scorso, sempre per "colpa" del Sylvain, avevamo già fatto una gran bella scarpinata al Troi de la Mariota, ma stavolta credo proprio che sia stata ancora più lunga.
Il
dislivello tutto sommato era accettabile - facendo due conti a spanne
di tutti i vari saliscendi saranno stati circa 1100m - ma in quanto a
chilometri percorsi ... ho la netta sensazione che stavolta siano stati
nettamente superiori!