mercoledì 16 novembre 2016

CotoNE


Abete rosso - Picea abies (L.) H. Karsten. 
Nomi comuni: peccio, albero di Natale ...



Se ne stanno lì, in fila lungo i bordi del sentiero oppure raccolti in piccoli gruppi addobati di un bianco soffice, fanno finta di niente loro - falsi che nemmeno al centro commerciale! - mentre aspettano che il sole li riscaldi appena ... e puff quasi ti arriva addosso una palla di neve!


A quanto pare sono cominciate le prove generali per l'inverno. O almeno in Val Visdende.

Dopo aver attraversato con il naso all'insù l'alto bosco secolare, proseguiamo con il naso all'ingiù seguendo le moltissime tracce lungo il sentiero.
Lasciata la sterrata cominciamo ad inerpicarci per il sentiero innevato seguendo le impronte zigzaganti di un canide di media taglia e di un robusto paio di scarponi - un 42? - che ad un certo punto sospetto esser stato un mezzo bracconiere visto che, in mancanza di segnaletica evidente, ad una ipotetica svolta, ha continuato su dritto per l'erto canalone del torrente ... E noi, furbi, dietro!

 


 
 






Rimontati finalmente sulla comoda stradina di servizio delle malghe proseguiamo tranquilli, ammirando gli improvvisi fasci di sole farsi spazio tra il velo di nubi lattiginose.

Poi, dietro una svolta, tra i rami, eccolo ...
Difficile non notarlo, con il suo tono un po' scontroso ma affascinante: il Peralba, pietra bianca imbiancata dalla neve. E non è nemmeno il suo profilo migliore ...








Sogni passati e sogni futuri si rincorrono veloci e si addensano come le nuvole che finiscono per chiudere del tutto lo sguardo verso l'azzurro del cielo.
Ci fosse stato ancora un briciolo di sole e, sull'onda dei ricordi, avremmo finito per allungare il giro fino a scendere alla "vicina" Malga Antola, ma l'entusiasmo si raffredda veloce come la temperatura dell'aria e, per una volta, la voglia di andare oltre viene a mancare ...





E' stata una passeggiata veloce, ma tanto basta per dare una sferzata di ossigeno fresco e mettere a dimora nuovi sogni da far germogliare ...



martedì 8 novembre 2016

Questa escursione non s'ha da fare. Impressioni(smi) ...


Ci ho messo una vita per riuscire a visitare la Grotta e forse ancor di più per inserirla nel programma delle uscite ... insomma per un certo periodo era diventata una vera e propria fissa.
Poi, giusto un anno fa: tombola! Anzi no, ambo ... 
Dall'entusiasmo ho prenotato subito ache la visita guidata, tipo che il responsabile mi aveva pure chiesto se per caso non mi ero sbagliata a scrivere la data ...
Però, ad un anno di distanza, ormai era tutto pronto: percorso studiato, menù prenotato, corriera strapiena con tanto di lista d'attesa ... sole che spacca fino a due giorni prima ... e manco a dirlo proprio per il giorno fissato previsioni meteo a dir poco catastrofiche!
E noi tutti col fiato sospeso ad aspettare il responso degli speleo. Che io personalmente non mi prendo la responsabilità di rischiare di perdermi qualcuno in un torrente in piena ...
Ma, una volta avuta la conferma assoluta, la certezza cristallina, che seppure si fossero aperte le cateratte del cielo ci sarebbero voluti almeno due giorni pieni di pioggia prima che si insinuasse anche solo il dubbio di dover modificare il programma, tutto sembrava proseguire per il meglio.
Tanto più che venerdì sera, a sorpresa, tutte le previsioni erano improvvisamente migliorate passando da un 90% di probalilità di piogge intense - con tanto di fulmini e tempesta - a un blando 30% ... insomma: miracolo!
Positività alle stelle. E chi ci ferma più a noi!!!
Questo almeno fino al sabato pomeriggio ... quando all'imbrunire: "signora buonasera nella grotta comincia ad entrare acqua domani tentiamo chiuso magari facciamo un'altra volta grazie arrivederci".
...
Va bene.
Cioé no, non va bene per niente dato i succitati corriera, trattoria e gruppone ... ma tant'è. Sfoderiamo uno spirito d'accettazione yogi e, se non si può fare, non si fa e basta.

Sarà mica la mia maledizione da capogita che fa la ola?! Mh ... 
A dire il vero - a parte la grandissima figuraccia con la cuoca - non mi è nemmeno dispiaciuto. 
Anzi, a dirla proprio tutta tutta, mi era anche già passata la voglia di portare a spasso una cinquantina di persone di cui una metà abbondante ci credono un'agenzia turistica e non gli fregava altro che di riempire la domenica. Andare in montagna - in questo caso collina - non è certo come fare una gita turistica!

Denti viperini a parte, dicevo, mi è andata più che bene perché così ne abbiamo approfittato per fare altro ... tipo una vera gita turistica, che tanto di idee per piani B, C, F ... non me ne mancano mai!





Così, dopo un risveglio pigro, una super colazione che neanche in pasticceria <3 ed una visita al museo, siamo riusciti pure a trovare un po' di sole ... Alla fine direi niente male per un piano Z... !




Dall'alba al tramonto ... o quasi!


Dunque dove eravamo rimasti ...?! Ah sì, il cambio dell'ora!
Come odio le giornate corte, magari grige e umide ... mi mettono una tristezza infinita! Purtroppo però temo proprio che non mi resti altro che rassegnarmi ad uscire dall'ufficio con il buio per i prossimi mesi.

Intanto la scorsa settimana, per un ponte che non c'è stato, almeno abbiamo avuto un giorno extra di sole e di montagna. Ma davvero EXTRA!!!

E vista la premessa che si trattava di un giro del caro amico Silvano, il nostro garçon, dovevo già saperlo che sarebbe stato curt ... e se non ho ancora imparato a mordermi la lingua invece di insistere a fare il giro più lungo, poi non mi posso proprio lamentare.
Anche se a dire il vero non mi sono lamentata. Anche quando il sentiero non finiva mai - M-A-I - e alla fine siamo arrivati all'auto che ormai era buio pesto.
E nemmeno mi oserei di dire nulla ... perché era davvero un giro tanto tanto bel!


Partiti da Malga Vallazza subito dopo le 9:00 abbiamo cominciato a risalire la piacevole mulattiera che si addentra regolare nella conca, quindi, dopo aver raggiunto un dosso panoramico abbiamo svoltato scendendo fino a lambire il cristallino Lago Juribrutto.
Da lì siamo risaliti fino alla "fermata dell'autobus" del bivacco Juribrutto. Eravamo già passati di qui durante il precedente giro sul Troi de la Mariota, ma stavolta, senza neve e con il sole, il panorama è completamente diverso. Mentre ci fermiamo per una pausa non posso fare a meno di guardare la vetta del Juribrutto: quella volta, complice il meteo incerto, non l'abbiamo raggiunta e per questo motivo ancora mi chiama ...




 

 

   

 



Tempo di sederci e ci arriva un'altra coppia con un paio di pastori tedeschi che si mostrano subito interessati alla nostra merenda. uno dei due cani, in un mio momento un po' maldestro, finisce quasi per infilare il muso nel mio the ...
Così, lasciata velocemente la compagnia, abbiamo cominciato a risalire il ripido fianco roccioso (di reminiscenze gandose), segnato da dei robusti contrafforti verticali squadrati - quasi fossero gli elementi decorativi di un immeso portale gotico - tipici delle rocce di origine vulcanica, fino a rimontare l'ampio pianoro meridionale di Cima Bocche.
Da qui, lungo tracce e spesso a ridosso delle numerose trincee austrungariche abbiamo seguito guadagnato la vetta alle 13:00 in punto.
 



   








   


Mi sorprende scoprire come, in qualsiasi direzione si guardi, ci sono montagne "famose". I piani in lontananza si confondono ed una leggera foschia tende a confondere i profili, ma quasi mi sorprendo di riuscire a riconoscerne facilmente una buona parte!
... Sassolungo, Sassopiatto, Sella, Piz Boé ... Marmolada, Cime d'Auta, Costabella, Forca Rossa e Cima Uomo ... Sorapiss, Antelao, Marmarole, Pelmo ...Vette Feltrine e Pavione, Schiara, Agner ... Pale di SanMartino, Colbricon, Lagorai e Cima d'Asta ... Latemar, Catinaccio, Torri del Vajolet ...
Più lontano verso ovest risplendono i ghiacciai dell'Adamello - quasi mi commuovo! - e del Cevedale, verso nord ci sono le quinte indistinguibili verso l'Austria e ad est, in infilata, si intravvede la baia nuvolosa delle prealpi friulane.

Impossibile non pensarci oggi: dalla vetta lo sguardo si allarga in una visione a volo d'Angelo ...


Arriviamo in cima nello stesso momento di un'altra signora che è salita dall'altro versante.
Dopo un saluto veloce ci "balliamo" tutti e tre un po' attorno, impegnati ciascuno a fare le sue foto. Poi non ci rimane che imbacuccarci e spartirci in silenzio i pochi massi dove potersi sedere a mangiare qualcosa, mentre il crocefisso che segna la vetta, insensibile al vento, sembra quasi sorridere al sole.
Terminata la pausa, dopo un altro cenno di saluto, riprendiamo - noi e la signora - ciascuno il proprio cammino.
Con una simile giornata ho insistito per fare il giro più lungo. Tanto nello zaino ho sempre la pila frontale ...


Come per la salita, scendiamo prima seguendo le tracce lungo il filo della cresta, quindi passiamo tra i resti di postazioni militari e trincee fino a Forcella Bocche, dove sta affacciato verso valle un altro bivacco-fermata dell'autobus. Da qui si apre una bella conca sui laghi di Lusia. Non mi sorprende che durante l'estate siano una meta tanto famosa.
Proseguiamo veloci costeggiando i laghi fino ad arrivare, nei pressi dell'accogliente bivacco Redolf, a svoltare verso sud in direzione di Malga Bocche e cominciamo a scendere lungo il sentiero solitario senza altra sosta.
Ogni tanto intravvediamo la malga tra le cime dei larici dorati, ma sembra proprio che per quanto si cammini non si riesca a raggiungerla. Mi chiedo se magari non ci sia lo zampino di qualche folletto dispettoso che ogni tanto cerca di farmi anche lo sgambetto con qualche radice ...






 

 
 
 


 


 


 

Ad un tratto risaliamo brevemente nel bosco e dietro una curva sbuchiamo nei pascoli a ridosso della malga: sono già le 15:00.
Dopo una prima incertezza sul sentiero da seguire, troviamo un cartello che indica laconico altre due ore e mezza di cammino per ritornare al nostro punto di partenza. Le PSM intanto stanno cominciando ad offrirsi nella loro luce migliore, quella del sole che si sta abbassando verso l'orizzonte.
Sapevo che sarebbe stata lunga ...


 


   

Rientriamo quasi subito nel bosco, dove il sentiero - di nuovo una bella mulattiera in costa - si impenna con alcuni tornanti, tanto che più di una volta mi chiedo quanto manchi ancora a terminare i 200m che dobbiamo risalire ...
Quindi ritorniamo all'aperto allo sbocco della Val Miniera, giusto in tempo per godere della vista fugace di alcuni cervi e dello spettacolo magnifico delle PSM che si infiammano alla tramonto.


 

 

 

Dopo un paio di curve in discesa facciamo ancora a tempo ad ammirare lo spegnarsi del giorno prima di rientrare nel buio del bosco. Ormai le ombre stanno risalendo rapide dalle valli e una volta raggiunta Malga Juribrutto dobbiamo rassegnarci ad accendere le frontali.

La stanchezza si fa pesare, ancor più con il freddo che, ora che non c'è più il sole, comincia a farsi pungente. Metto tutte le energie rimaste per salire il sentiero cercando di seguirne lo sviluppo, facendo allo stesso tempo attenzione ad illuminare ogni sasso e radice davanti a me: anche se sono quasi del tutto immersa nel buio avverto un senso di ripido poco rassicurante alla mia destra.

Sembra incredibile come l'assenza di stimoli si accuiscano i sensi.
Ancora prima di vedere o di percepirne i rumori, l'olfatto per primo rivela la vicinanza di un che di umano ... un misto tra gasolio e legna bruciati, poi finalmente delle luci tra i rami rivelano che a breve distanza - ancora incalcolabile senza altri punti di riferimento - ci sono delle abitazioni.
I cani di Malga Vallazza ci annunciano con largo anticipo. Quando usciamo dal bosco, mentre ancora a fatica si intravvede la sagoma del malgaro in controluce sulla porta di casa, loro hanno già raggiunto un parossismo di latrati.
Non so se aver paura dei cani sciolti - e forse più impauriti di me - oppure essere felice per essere quasi arrivata. Fischi e richiami servono a poco, tanto che, quando arrivo a pochi metri dall'uomo mi sento in dovere di scusarmi ... "Ma no no, che disturbo, scherzòn?!".
Proseguiamo con qualche altra battuta veloce sulla splendida giornata che abbiamo fatto davvero bene a goderci fino in fondo ... ma ormai sono proiettata completamente verso la macchina, lo zaino da levare e gli scarponi da togliere. Sono le 18:15.

La tensione si scioglie e, mentre saliamo in auto, il respiro si svuota nel rilassamento di una piena soddisfazione ...


L'anno scorso, sempre per "colpa" del Sylvain, avevamo già fatto una gran bella scarpinata al Troi de la Mariota, ma stavolta credo proprio che sia stata ancora più lunga.
Il dislivello tutto sommato era accettabile - facendo due conti a spanne di tutti i vari saliscendi saranno stati circa 1100m - ma in quanto a chilometri percorsi ... ho la netta sensazione che stavolta siano stati nettamente superiori!