lunedì 14 luglio 2014

Equilibri


In fondo basta poco per sentirsi di nuovo al proprio posto nel mondo, per ritrovare il proprio equilibrio ...

Basta la semplice certezza delle mani sulla roccia ruvida e un cavo d'acciaio che dalle aeree cenge ti lega direttamente all'ombelico della Terra ...
Basta un prato ancora umido di pioggia che risplende al sole con un arcobaleno di fiori ...

Bastano due occhi che inseguono le nuvole in cui specchiarsi ... 

Mentre il respiro ti si annoda nello stomaco e passi veloce nel vuoto tra le rocce friabili allora devi ricomporre tutti i pezzi di te e mostrare i denti, fosse anche con un sorriso ...
Quando non si può lasciare spazio alle debolezze bisogna trovare la forza di leccare anche le vecchie cicatrici, alla faccia di chi ti vuole distruggere per mascherare le proprie debolezze ...


















Gli equilibri di roccia dei Campanili del Latemar

giovedì 10 luglio 2014

Tornado


Devo averlo visto in qualche vecchio film americano. All'arrivo del tornado ci si nasconde in cantina e si apre la casa, che il vento le passi dentro, che la attraversi senza distruggerla.

Così faccio io.

Mi lascio attraversare dalle cose e resto nascosta ad aspettare che passino.
Ha ragione chi mi sa leggere dentro, fino in fondo, e ancora mi sbatte in faccia la verità. E la verità brucia. Sono come schegge di vetro che ti entrano nella carne, uno specchio rotto che rimanda all'infinito la tua immagine e riflette gli angoli bui della tua anima.

E' facile illudersi. A me riesce bene.

In quest'ultimo anno e mezzo credevo di essere cambiata, almeno un po', di essere migliorata. Ma in realtà ho solo messo un'altra bella maschera su quello che sono sempre stata. 

Un'ipocrita opportunista e vigliacca.

Sì. Cado sempre in piedi come fanno i gatti perché al momento giusto mi defilo in un angolo e lascio che siano gli altri a sbrogliare le rogne al mio posto. Mi nascondo dietro la brava ragazza indifesa sapendo che così posso sviare le mie responsabilità.

Ed egoista. Anche se ero quasi soddisfatta di esserlo.
Ho imparato che la mia felicità non può venire da fuori, che non posso aspettare gli altri per decidere cosa devo fare della mia vita. Ho capito che se faccio le cose per me stessa poi riesco a trovare gli stimoli per dare qualcosa anche agli altri. Ma il confine è sottile.
E' come camminare su una sottile lastra di ghiaccio sotto cui scorre un fiume nero ed impetuoso. Ci si illude che reggerà il nostro peso, che si ha imparato a muoversi, ma in realtà è una trappola pronta ad inghiottire tutto assieme. Tutto il male di noi. Tutto il bene che si vorrebbe preservare.

Eppure se dire la verità è una buona cosa, non sempre è anche quella giusta: per essere sinceri ci vuole un animo spietato. Ci vuole ...

martedì 8 luglio 2014

PSM


Aggiungiamo un'altra tacca, un'altro nome al curriculum ... 
Adesso posso dire di aver finalmente pestato qualcosa anche delle Pale di San Martino (non solo brevi escursioni ai margini del gruppo).

A dire il vero la salita in funivia mi ha lasciata un po' insoddisfatta ... una motagna non sudata mi sa di poco ...
Ma se non altro è stato bello l'effetto "atterraggio sulla luna"!



Sarà che da  sempre sono abituata al bianco-grigio della dolomia, ma in questo tipo di ambiente mi sento a mio agio - sicuramente più che non su certe montagne erbose trentine - e, se ci fosse stata solo un po' meno neve (ormai mi sto rassegnando), l'effetto "spaziale" sarebbe stato sicuramente maggiore.




La cosa bella è stato passare oltre il rifugio Rosetta, dove si ferma tutto il turistame, e ritrovarci solo noi a spasso per l'altipiano, a goderci in tutta pace neve (...), sole (poco), nuvole (tante) e pioggia (ma sì dai!).






Che poi mi smentisco di già: bello il bianco-grigio dolomia con il bianco-giallo-rosso della neve ma, in questo caso, ancora più piacevole il sentiero che scende dall'Antemarucol con le rocce nere laviche, i cespugli di ontano, i numerosi rivoli d'acqua ... e i prati fioriti!




 

 




E poi scendendo verso Casera Campigat la vista sulla Malgonera e la Valle di San Lucano e sull'altro versante Gares e la sua cascata mi (ci) hanno stuzzicato la fantasia ed invogliato a nuovi giri ...






Nota dolente della giornata: la morte di un uomo poco dopo l'uscita della ferrata Bolver-Lugli.
In questi casi credo che i se, i ma e i commenti, troppo spesso fuori luogo, si sprechino: IO sono più per un momento di compianto in silenzio, e poi chi pratica la montagna faccia le sue considerazioni ...

Ad ogni modo mi ha rincuorato sapere che quelli del nostro gruppo che dovevano fare la ferrata alla fine abbiano rinunciato (e che fosse anche prevedibile è tutto un altro discorso) ...


venerdì 4 luglio 2014

La Zuita '@v@'


Mi piace esplorare posti nuovi.
Anche (o soprattutto?) se sono posti vicino a casa e ci si passa davanti (anche dietro ultimamente) un'infinità di volte perchè ogni volta è comunque una scoperta.

Finora il Civetta era una montagna mitica, sulle cui pareti (o, meglio, "la parete") sono state scritte grandi pagine della storia dell'alpinismo, ma di cui avevo solo delle idee molto frammentarie.
A dire il vero adesso non sono molto più complete, ma almeno posso dire di aver pestato qualcosa, di avere qualche immagine da poterci costruire un pezzetto di mappa mentale in più ...  
E le prossime saranno le PSM! :-)
Per quanto strano, il nome non mi ha mai incuriosito più di tanto ... ho sempre pensato che da qualche angolazione particolare il monte potesse ricordare la sagoma dell'uccello (tanto più che ho spesso sentito parlare anche de "l'occhio del Civetta"...?) ma, appunto, non avendone mai avuto un idea precisa, l'ho sempre tranquillamente accettato così. 

Ad ogni modo ...


Le idee per domenica erano ben altre, ma le previsioni meteo poco invitanti e la neve ancora presente in quota (ANCORA!!!), ci hanno fatto arrivare nei dintorni di Agordo senza avere un'idea precisa.
Poi, tempo di una bella colazione profumata che, memore di un'altra giornata piovosa dello scorso inverno che ci aveva fatto rinunciare alla salita al rifugio Vazzoler con le ciaspe, mi è bastato avanzare la proposta per decidere la meta e puntare dritti dritti al parcheggio della Capanna Trieste.



Arrancando per salire ad un passo un po' più sostenuto del solito e senza bastoncini (sto facendo finta di allenarmi, OK?!) siamo arrivati al rifugio abbastanza velocemente (anche se superati da runners di varie età e fogge), non senza però gustarci il panorama: la strada in questa stagione abbonda di orchidee, garofani, rododendri e gerani e, lungo la vallata, i numerosi salti d'acqua sono arricchiti dalla neve che si sta sciogliendo. Salendo di quota, poi, si apre la visuale sulla Torre Trieste e, più in là Torre Venezia ed i Cantoni di Pelsa: di fronte a simili conformazioni rocciose dalle forme evocative (soprattutto se avvolte dalle nubi) non è mi difficile capire il fascino che possono esercitare sugli alpinisti ...






Le nuvole giocavano veloci su e giù per le cime, lasciando solo pochi istanti di spazio ai raggi del sole, ma raggiungiamo il Vazzoler, che il tempo sembra ancora tenere ed è presto, così decidiamo di continuare. Nonostante il cielo grigio (praticamente impossibile fare delle foto decenti) la camminata è molto piacevole: dal rifugio si alternano tratti boscosi, pascoli verdi ed zone rocciose che, per mia gioia, abbondano di fiori di tutti i tipi.
Alla fine arriviamo fino alla Sella di Pelsa: laggiù in fondo si intravvede già il rifugio Tissi e la voglia di raggiungerlo per andare a godersi la vista de "la Parete" sarebbe tanta, ma è distante più di un'ora ed il tempo sta peggiorando velocemente.
Se pur a manlincuore, ritorniamo sui nostri passi ma, nel dubbio di riuscire a schivare la pioggia, ci concediamo una deviazione alla malga indicata da invitanti cartelli "speck-latte-formaggio".







Arriviamo a Malga Pelsa mentre cadono alcune gocce di pioggia: sotto un telo ci sono un paio di tavoli con le panche addossate e una donna sta ritirando i panni stesi. E' magra, con i capelli grigi stretti con un cocòn (chignon) ed indossa un semplice vestito lungo rosa sbiadito con sopra il grembiule. In quella esce sulla porta anche il malgaro (il figlio o il genero?), tarchiato e con la pelle come cuoio scurito dal sole.
Salutiamo con educazione, ma l'idea di un riparo, se pur momentaneo, mi fa audace e chiedo se è quella la malga del cartello. L'uomo con uno spiccato accento tutt'altro che bellunese, ci invita in casa.
Nella penombra calda dell'ampia sala-cucina un ragazzino biondo steso sul pavimento è intento ad inventarsi un gioco con un pezzo di cartone, mentre la nonna nell'angolo sta piegando i panni appena ritirati tra il vapore delle pentole del pranzo.
Ci fanno entrare in una piccola stanzina dove ci sono le tavole con i formaggi freschi messi ad asciugare e gli speck appesi. Nell'angolo vicino alla porta, in una bacinella d'acqua, c'è un panetto di burro giallo stretto in una formella di legno. Mi piace questo posto: annuso l'aria ed osservo avida ogni particolare.
Il malgaro fa il suo rito con gesti asciutti: ci fa assaggiare il formaggio fresco e lo speck (buonissimo!) mentre scambiamo poche battute sul tempo. Ci dice che sono della Val Sarentino, il che spiega il forte accento teutonico.
L'idea iniziale era di una semplice merenda veloce (forse fattibile con il bel tempo, se ci fossero stati altri turisti), ma a questo punto non possiamo fare a meno di comprare anche qualcosa.
Qualcosa di buono, di genuino, fatto da mani sapienti che tramandano gesti antichi ... no dico, mica siamo al supermercato con lo speck che sa di ... bh ... Che li val bene qualche euro in più il formaggio che sa di latte fatto direttamente dalle mani di chi ha munto le mucche ...



Intanto ha smesso di piovere, così scendiamo velocemente al Vazzoler.
Arriviamo giusto a mezzogiorno e l'aria attorno al rifugio profuma di buono, così non ci mettiamo tanto a decidere di entrare a mangiare. Scelta azzeccata sia per il cibo sia per il meteo: tempo di sederci a tavola che comincia a diluviare.
Ci godiamo il pranzo con calma sperando che smetta di piovere poi, rassegnati, ci bardiamo ed approfittiamo di un momento di tregua per metterci in cammino per il rientro. Scendendo incrociamo altri escursionisti arrancanti sull'arrivo in rifugio (sta volta in effetti siamo partiti in anticipo noi), ma giusto un cenno di saluto e proseguiamo il più velocemente possibile verso valle: anche se siamo riusciti a fare un bel giro (alla fine quasi 900m di dislivello), se evitavamo di bagnarci eravamo pure più contenti ...   :-)

Ad ogni modo ...

Dico sempre che sto prima a dire che sto prima a dire i posti dove sono stata che ad elencare tutti quelli che mi mancano (anche se, un passettino alla volta, sto cercando di provvedere) ... ed il Civetta - mea culpa - era uno dei tanti.
Ma ora, a pensarci bene, se civetta è stryx, allora credo proprio che questa montagna sia un bel posto da una Strega e che ci dovrò tornare ancora ... (come se non stessi già pensando alla vetta)


domenica 29 giugno 2014

Continuità


 
Un anno ormai ...
Tanto è passato da quando ho aperto stabilmente queste pagine ...

Prima di decidermi ci ho pensato ... ho fatto pure qualche tentativo ... ma poi sono dell'avviso che le cavolate sia meglio farle subito, senza pensarci troppo, prima di ravvedersi e cambiare idea. Ho vissuto per tanto (troppo!) tempo di cose non fatte e così, ad un certo punto, ho deciso di cominciare a farmi un po' meno paranoie e provare a cambiare o forse, a pensarci bene, a provare ad essere un po' più me stessa ... 

Non so ancora dare un vero senso a questo blog (serve?): è nato semplicemente come un'esigenza personale di mettere nero su bianco le mie sensazioni in un momento buio in cui avevo bisogno di riprendere le coordinate della mia vita.
Pensare che, sebbene abbia sempre preferito la parola scritta molto più della parola detta, da ragazzina non ho (quasi) mai tenuto un diario: odiavo (e tuttora, se ci ripenso) l'idea che qualcun'altra andasse a leggere cose che erano solo ed esclusivamente mie, per poi magari rinfacciarmele (e dai, a tredici anni chi non ha mai scritto idiozie?!).
D'altra parte in questa società aliena(ta), in cui i rapporti interpersonali sembrano ormai completamente compromessi, se non hai almeno un blog e una mezza dozzina di profili sui vari social sembra quasi che non esisti ... e quindi - ma sì dai - facciamoci sto blog!
Anche se cercavo un loco che servisse anzitutto a me, per metterci dentro un po' di tutto senza farmi troppi problemi (diversamente da quanto mi consento di fare su altre pagine), dove potermi sentire un po' più libera di esprimermi anche senza la necessità di dare un senso profondo a ciò che faccio-dico-penso  - in genere poco ma ben confuso, ma spero anche non solo "apro la bocca (pigio i tasti) e gli do aria" - e sicuramente senza sognarmi nemmeno di avere profondità di pensiero, elevazione d'animo ed intensità poetica di certi brani luminosi e potenti scritti in punta d'ala di farfalla ... alla fine ho scoperto che non mi dispiacerebbe neppure condividere idee ed emozioni con gli altri, regalare un'immagine o una sensazione ... 
Oppure dare una chiave in mano a chi ...   

Comunque quello che vorrei è soprattutto un luogo dove poter raccontar-mi (a me stessa), senza obbligo di mantenere ruoli precostituiti, senza le maschere dietro a cui tendo costantemente a volermi proteggere (confesso che sono recidiva) ... un luogo dove poter raccogliere i tanti pezzetti multicolore di me, così come vengono, e provare a dargli un minimo d'ordine ... un luogo dove inchiodare pubblicamente anche tutte le mie ombre oscure di piccola strega malefica e senza cuore, che non si risparmia di rendere la vita difficile agli altri.

E magari capirmi un po' di più. 

E magari anche diventare una persona un po' migliore ...



Jackson Pollock


venerdì 27 giugno 2014

Pensieri dolci


Il mio modo per riappacificarmi con il mondo a fine giornata (settimana) ...

 ... la ricetta originale l'ho presa qui, anche se poi ovviamente nelle mie mani è diventata un'altra cosa ...



... e finalmente anche il mio nasturzio è fiorito!


AmicAMarA


Se gli amici si vedono nel momento nel bisogno, allora no, ti prego, non considerarmi un'amica ... perché sarò capace di deluderti ...

No, niente scuse ...