giovedì 11 settembre 2014

Limiti


Tre anni e mezzo. Tanto è passato dalla prima volta in cui ho guardato la cima del Peralba e ho pensato seriamente che mi sarebbe piaciuto raggiungere la cima. Ma ero ancora all'inizio del mio andare in montagna: non avevo ancora mai fatto sentieri impegnativi e nemmeno ferrate, quindi era un sogno fatto lì per lì, un po' a caso, senza troppe speranze.
Allora, senza saperlo, stavo proprio guardando il lungo crestone scosceso e friabile del versante ovest.


Veramente conoscevo bene il Peralba già da quando ci andavo con i miei, da piccola semplicemente a fare picnic alle Sorgenti del Piave (e raccogliere mirtilli) e quindi, da ragazzina, a fare l'intero giro della montagna (e raccogliere mirtilli), salendo prima al rifugio Calvi e ai passi al confine con l'Austria e poi percorrendo il lungo vallone che scende lungo il rio Oregone, fino a tornare alle Sorgenti.
Eravamo alla fine degli anni '80 e la montagna cominciava ad essere famosa per l'ascensione di Papa Giovanni Paolo II. Io sapevo delle sorgenti, dei mirtilli e delle numerose marmotte che, come sentinelle, vigilavano le valli dalle loro tane erbose, ma sapevo anche che c'erano una ferrata e un sentiero che arrivavano alla cima e già mi chiedevo se - dopo un Papa anzianotto con tanto di tonaca bianca e bastone di legno intagliato - sarei mai arrivata anch'io lassù.


Sono bastate un paio di occhiate intorno, appena scesa dall'auto, per ritrovare, come un volo di tante farfalle colorate, la sensazione del sole sulla pelle e il sapore dei mirtilli appena colti in calde estati lontane ... sono passati oltre vent'anni - accidenti! - eppure ad ogni passo i ricordi affiorano ben chiari e con loro anche la curiosità e la voglia di raggiungere la cima.

La mattina è fresca e limpida - nell'aria c'è già l'odore dell'autunno - così ci avviamo rapidi al rifugio Calvi, giusto in tempo per lasciarci alle spalle i numerosi gruppetti di escursionisti che nel frattempo hanno riempito il parcheggio a valle. Visto che è ancora abbastanza presto, prima di puntare alla cima, decidiamo di arrivare fino al Passo Sesis, una piacevole e soleggiata sella erbosa, dove ci concediamo una sosta.

Al canalino che sale alla ferrata, mentre ci imbraghiamo con calma, ci raggiunge un tipo in pantaloncini corti, con un vecchio imbrago a due pezzi e senza casco, che si prepara veloce con uno spezzone di corda e un moschettone e, dopo averci chiesto se sappiamo com'è la via, parte veloce dietro un altro gruppetto.
Raggiungiamo anche noi l'attacco vero e proprio della ferrata Sartor: i primi metri salgono verticali con una serie di staffe e - considerando quanto poco amo l'esposizione in generale e le scale in particolare - di solito sarebbe già sufficiente per mandarmi in iperventilazione. E invece no, sarà che la roccia è bella e dopo il primo tratto la pendenza cala e si passano dei facili traversi, ma stavolta salgo tranquilla e mi diverto pure a guardarmi in giro e fare foto. La parte attrezzata finisce dopo poco più di 200m, ma ne mancano ancora altrettanti alla vetta.
Usciti sul sentiero la pendenza si fa sostenuta e le balze erbose lasciano spazio a roccette via via sempre più sporche, ma le tracce sono ben segnate e, nonostante le mie numerose soste per riprender fiato, si prosegue senza difficoltà fino alla lunga cresta di vetta.









 






Conquistato finalmente il "mio" Peralba ci possiamo sedere per uno spuntino mentre ci godiamo il panorama a 360°: le creste circostanti stuzzicano la fantasia per nuove avventure, ma non possiamo non notare anche che parecchi nuvoloni poco invitanti si stanno addensando velocemente tutto attorno a noi.
Per quanto possa essere affascinante restare a vedere l'evoluzione di un pileus, decidiamo che è meglio tagliare la corda rapidamente.




Anziché via normale austriaca verso nord-est, scegliamo di scendere proprio per la via normale italiana lungo lo spigolo ovest.
A pensarci bene, probabilmente la decisione più sensata sarebbe stata quella di scendere per la "normale"che, dopo poche centinaia di metri un po' più impegnativi, arriva sul sentiero che riporta comodamente al rifugio, mentre, a differenza del compatto versante sud, lungo la cresta ovest ci sono solo pendii ripidi e sfasciumi per oltre 600m di dislivello. Inoltre, essendo il Peralba la cima più elevata di tutta la zona (2694m), tende ad attirare naturalmente i fulmini e quindi sarebbe stato consigliabile non restare troppo allo scoperto in caso di mal tempo (come purtroppo dimostrato da un recente triste avvenimento).
Per quanto mi riguarda, confesso che camminare su terreno instabile, in costante esposizione e sotto la minaccia del temporale, oltre a rallentare notevolmente la mia andatura, hanno messo a dura prova i miei nervi, portandomi quasi al limite della mia resistenza psicologica. Ma visto che di certo una crisi panico-isterica non aiuta a cavarsi dalle situazioni scomode, alla fine, con infinit(issim)a pazienza del mio Angelo custode, sono arrivata a valle tutta intera ... giusto in tempo per godersi di nuovo il sole e raccogliere mirtilli. Che ho scoperto essere pure un buon esercizio zen.





 




 
Anche ammettendo di aver fatto una valutazione oggettiva un po' superficiale, alla fine è andato tutto bene, d'altra parte, quando non c'è un gruppo da accompagnare, ci si può assumere anche la responsabilità di qualche libertà in più. Inoltre direi che l'esperienza è stata senz'altro utile come esperienza personale: ci sono persone che nei propri limiti riescono a vedere anche una possibilità di andare oltre, nonostante le difficoltà di vario genere che ciò può implicare. Credo di poter affermare di essere una persona di quel genere.  
O almeno ci provo ...
Purtroppo invece ho constatato che ci sono altre persone che non si pongono nemmeno il problema dei propri limiti oppure, peggio ancora, che non accettano la possibilità di averne e riversano sugli altri le proprie debolezze. Probabilmente è anche una forma di autodifesa, il che però a mio avviso non è una giustificazione sufficiente.
Ci ho pure messo troppo, ma ho capito sulla mia pelle che ci si può dispiacere o arrabbiare quanto si vuole, ma alla fine con queste persone si finisce solo in un vicolo cieco e, per quanto possa essere recidiva nel dare un'altra possibilità, poi l'unica soluzione è di lasciarli semplicemente andare per la loro strada.
Con la consapevolezza che è diversa da quella che ho scelto di percorrere io ...


martedì 2 settembre 2014

Come le nuvole


Come le nuvole, a volte, certi pensieri impediscono di vedere qual è la direzione migliore (non necessariamente la più giusta) da seguire ...

Ritornare negli stessi posti a distanza di tempo mi fa sempre effetto: è difficile non fare del paesaggio uno specchio della propria anima ... e stavolta le nuvole danzanti lungo le pareti dello Jof di Montasio più che un senso di ovattato benessere, di etereo rifugio dello spirito, mi hanno dato una forte sensazione di incertezza.
Ma, se camminare fra le nuvole può anche non essere piacevole, si deve comunque procedere, magari a volte più con l'autoconvincimento che non la sensazione che lo scarpone resterà esattamente lì dove l'hai piazzato - e tu assieme a lui, ovviamente - mentre cerchi di valutare il passo successivo.


Dopo oltre un'anno siamo tornati sotto la Cima di Terrarossa, anche se in gruppo, e siamo arrivati che era ancora luminosa ed ammiccante a pochi metri sopra di noi. Ma stavolta la meta era un'altra.
Stavolta attrezzati e risoluti abbiamo puntato dritti verso il Sentiero Leva, un sentiero attrezzato che corre lungo le cenge del Modeon del Montasio, molto panoramico ... in condizioni meteo favorevoli ...
Purtroppo invece dopo gli ultimi fugaci sguardi verso il basso dalla Forca del Palone, le nuvole ci hanno avvolti in una densa e quasi impenetrabile cappa di umidità che, oltre a qualche evanescente stambecco curioso - ma le loro scariche di sassi erano ben reali! - ci hanno dato ben pochi svaghi visivi rispetto a rocce e cavi.













Insomma i conti sono ancora aperti ...

mercoledì 27 agosto 2014

Black&White


Inspiro. Passo. Espiro. Passo.
Inspiro. Passo. Espiro. Passo.
...

E così via, potenzialmente all'infinito, modulando il ritmo sulla pendenza del sentiero.
Ogni tanto un mezzo passo di sosta per una boccata in più d'aria, ogni tanto uno sguardo attorno per vedere a che punto si è e cogliere qualche frammento del panorama che ci circonda. 
Ma sono solo pochi istanti. Poi si torna a concentrarsi sui sassi davanti a sé, sui propri scarponi - o su quelli di chi ci precede - e sul proprio passo-respiro, mentre tutti gli altri pensieri vanno tacendo.

Che sia sulle facili sciare nere etnee oppure sulle ardite rocce bianche dolomitiche, cambia poco.



Confidando in un po' di bel tempo prima della fine delle (mie) ferie, ci si voleva concedere un giro per le nostre montagne e, visto che la sommità dell'Etna - a cui tanto ambivo come mio primo tremila effettivo - non era accessibile per motivi di sicurezza, l'idea era di rifarci salendo una cima "nostrana".

E così sabato mattina presto siamo partiti alla volta della Val Fiscalina per andare al rifugio Zsigmondy-Comici ed esser poi pronti domenica per salire il Monte Popera (3046m).
Purtroppo una fredda e costante pioggerella, cominciata nel momento stesso in cui lasciavamo l'auto al parcheggio, ci ha accompagnato fino quasi a sera, costringendoci a restare chiusi in rifugio a mangiare e, soprattutto, ad annoiarci smaniando i tanti sentieri dei dintorni
Poi finalmente, poco prima di cena, si è aperto il cielo e l'ultimo sole ha fatto a tempo a regalarci pure delle bellissime luci sulle imponenti pareti della Croda dei Toni/Zwölferkofel (Cima Dodici). 
Un buon auspicio per il giorno dopo.






Domenica infatti, incoraggiati da un bel sole splendente, siamo partiti di buona lena verso forcella Giralba, per poi deviare a sinistra poco sotto, per risalire - seguendo i segni da una spianata rocciosa all'altra - fino all'accesso del catino glaciale della Busa di Dentro.
Memori di una precedente ascensione alquanto datata, molto ingenuamente non avevamo chiesto informazioni sulla fattibilità della vetta al rifugio prima di partire, così nessuno di noi aveva né ramponi né picca. Purtroppo invece la necessità dell'attrezzatura ci si è rivelata chiaramente solo arrivando a metà del nevaio della Busa, nel momento in cui ci siamo ritrovati di fronte ai numerosi tratti innevati ancora presenti lungo la salita.
Dopo alcuni minuti di valutazione sulle eventuali difficoltà che avremmo potuto incontrare continuando - tra cui la possibile presenza di vetrato sulle rocce di un canalino - abbiamo rinunciato mestamente alla vetta e ci siamo concentrati sulla seconda parte del nostro programma.











Ridiscese poche centinaia di metri, ci siamo portati all'attacco del sentiero attrezzato Strada degli Alpini, una ferrata storica realizzata durante la Prima Guerra Mondiale.
In effetti percorrere l'aerea cengia è davvero un'emozione mozzafiato, e non solo per i passaggi esposti o la quota! Il panorama che si apre man mano di fronte a noi è davvero immenso e di fronte a tanta bellezza l'unica nota negativa rimane il pensiero dei tragici avvenimenti di un secolo fa, di cui resta ancora memoria nelle tracce di fortificazioni e baraccamenti, oggi vegliati da eterei papaveri gialli.

Una volta risaliti fino a forcella Undici e terminata la via, siamo ridiscesi a picco verso la Val Fiscalina per concludere così un giro che alla fine si è rivelato comunque davvero appagante ... ma la prossima volta sarà nostra anche la vetta!
























La Strada degli Alpini nella tabella del rifugio Comici



 Ops!

mercoledì 20 agosto 2014

Riassunto delle puntate precedenti ...


In effetti un bel riassunto è proprio quello che mi ci vorrebbe per riprendere un po' le coordinate "chisono-dovemitrovo" al rientro del viaggio in Sicilia.
Sì perché, complici i ritmi di vita di laggiù ed il volo notturno, sto subendo l'effetto"fuso orario" e sono ancora un po' scombussolata ... neanche avessi fatto un vero viaggio intercontinentale ... anche se l'intensa attività del suolo siciliano - Etna in primis - rivela chiaramente i confini delle diverse placche continentali.
Insomma sono ancora sospesa tra uno straniamento meteorologico - ma qui l'estate non è arrivata? - e un andirivieni di lavatrici - che con questo umido non si asciugheranno mai - mentre mi faccio prendere da un misto di nostalgia e stupore guardando l'infinità di foto del viaggio appena concluso.

Il trekking sull'Etna - LA Etna - è stato a dir poco incredibile: nonostante il caldo e la fatica è stato bello circumnavigare (quasi) completamente la montagna perché in questo modo abbiamo avuto una bella panoramica dei paesaggi, sia montani sia del fondo valle, che passo dopo passo cambiavano.
Oltre a ciò abbiamo potuto godere dello spettacolo straordinario dell'eruzione - cominciata il 5 luglio ed arrestatasi il 15 agosto - che, sebbene ci abbia impedito di salire oltre quota 2900m, ci ha regalato delle emozioni indimenticabili.
E dopo il trekking c'è stata tutta la successione di luoghi visitati o anche solo attraversati: Catania, distesa tra vulcano e mare, la costa nord-est con gli Aci e Taormina, il gelido fiume Alcantara e l'entroterra riarso dal sole, la tranquilla ed ospitale Enna, le vivide scene dei mosaici di Villa romana del Casale, Caltagirone con la sua scala di ceramica, la Valle dei Templi al tramonto, la rigogliosa provincia di Ragusa e la cattedrale di Modica, l'incontro dei mari a Capo Passero, le piccole ed assolate Noto ed Avola, l'antica Siracusa con Ortigia ...
Un caleidoscopio di colori, di sapori, di parlate e di volti ...


Ma la cosa ancora più sorprendente è stata scoprire che il mio breve scritto inviato a L'Azione è stato pubblicato, insieme ad altri quattro nella sezione adulti, per partecipare al concorso.
Stamattina, infatti, mi è arrivato un messaggio con una parte del testo: dopo un primo momento di smarrimento, ho realizzato e sono corsa subito a ritirare la posta che giaceva ancora pigramente nella cassetta.
Dall'emozione quasi non riuscivo a girare le ruvide pagine del giornale, leggendo a stento i nomi e i titoli pubblicati, poi, ancora incredula, finalmente l'ho trovato...


Quindi, come dicevano una volta alla televisione: votate, votate, votatee ...

venerdì 15 agosto 2014

Screensaver


Comodo preimpostare le pubblicazioni: in questo momento dovrei essere in un punto non ben definito nei pressi della costa sud-occidentale della Sicilia ...

In realtà questo breve testo l'ho scritto ancora all'inizio maggio per presentarlo all'annuale concorso di una diffusa rivista della diocesi. Il tema di quest'anno era "Colori e stagioni. Luci, ombre ed emozioni in montagna".
E' la seconda volta che mi presento al concorso, più per curiosità che per competizione: so di avere una scrittura legnosa e diventa ancora peggio quando ho un tema "stretto" (l'ambientazione era necessariamente nelle Prealpi Bellunesi e Trevigiane) e una scadenza.
Nel numero di agosto dovrebbero uscire anche i testi scelti dalla giuria per la votazione dei lettori, così direi che posso pubblicare anch'io il mio. Nel bel mezzo delle ferie ...



Nel caos quotidiano dell’ufficio, ogni tanto capita che, tra telefonate, mail, gente che va e che viene, che chiede e che vuole, parta lo screensaver e mi perda per qualche istante ...
Sono le fotografie scattate durante tante escursioni e ognuna di esse è un frammento di memoria da rimettere in fila.
Sono nata in pianura ma ogni occasione è giusta per prendere zaino e scarponi e scapparmene in montagna: all’inizio esistevano solo i sentieri estivi da turisti poi un po’ alla volta ho cominciato a scoprire un mondo che offre un panorama diverso per ogni stagione dell’anno.
Così scorrono veloci davanti ai miei occhi immagini primaverili di faggete dalle tenere foglie imbiancate da una nevicata tardiva, oppure di epatiche e crochi che, appena sciolta l’ultima neve, fioriscono lungo il sentiero per il Pian de Fontana, mentre salendo al VII Alpini c’è un sottobosco odoroso di aglio orsino e felci con le foglie ancora avvolte a spirale. E ancora ci sono i prati verdi e bianco narciso del Garda con le tante mulattiere che chissà a quale malga arrivano …
L’estate invece ha tutte le sfumature della roccia, fatta di cime, guglie e cenge, con le albe rosa prima delle lunghe giornate sui sentieri, come dal Pramperet, e i prati profumati di giallo, azzurro e bianco, che poi a camminarci ci si accorge che ogni colore è di almeno una decina di fiori diversi.
L’autunno poi è un’esplosione di colori, come un piccolo cespo di funghi tra le foglie, con le giornate in cui il sole fa ancora festa ai verdi, gialli, rossi e marroni degli alberi, mentre le nuvole incantano di luci soffuse la valle del Piave e, all’orizzonte, solo il Visentin emerge dal mare di nebbia.
E per me che non ho mai avvicinato uno sci, l’inverno in montagna è stato addirittura una scoperta: mai avrei immaginato nei grigi-umidi inverni di città che da un'altra parte potesse esistere un universo immacolato e risplendente di neve!
Mentre tutto si trasforma sotto la bianca coltre e le lunghe notti si fanno annunciare con sinfonie di tramonti rosso-rosa-arancio, è una vera gioia trovare il Dal Piaz ancora aperto per una minestra calda, mentre ogni passo per salire al Pizzocco può diventare un’avventura.
Piccoli particolari e grandi panorami si alternano in rapida successione: sarà dovuto alla luminosità oppure alle dimensioni dello schermo, ma mi sorprendo incantata a guardare le mie stesse fotografie, immagini di momenti vissuti che assomigliano quasi più a sogni che a ricordi.
Fosse per me, vorrei immortalare ogni foglia, ogni fiore, ogni ramo del bosco ma poi so che, se le immagini impresse nella macchia non riescono che a rendere in minima parte la bellezza della natura, resta un misero tentativo anche quella di imprimersela tutta negli occhi: ogni svolta del sentiero, ogni sguardo, apre scenari nuovi e a volte è difficile anche staccarsene e proseguire oltre.
E nel frattempo la mia evasione è finita velocemente, giusto il tempo di una boccata di ossigeno che il dovere richiama subito al presente, ma lo so che le montagne sono lì, alla prima occasione …