mercoledì 15 giugno 2016

Vista LaGo


Allora come si dice ... capogita bagnata, capogita fortunata ... o no?!
E anche questa volta, viste le previsioni - ma vogliamo parlarne del terrorismo meteorologico che stanno facendo ehh?! -  sembrava che non ci fosse scampo ...

Dopo la defezione dei pusillanimi e racimolati i soliti "non così pochi ma per lo meno audaci" (e soprattutto mattinieri), siamo partiti alla volta del Hortus Europae Monte Baldo, raggiungendo il punto di partenza dell'escursione già in vista del rifugio nostra meta, mentre le prime nuvole grigie arrivavano giusto giusto a nasconderlo ...


 

Ad ogni modo, già rassegnati preparati per l'eventuale pioggia, abbiamo cominciato a salire tranquillamente attraverso un bel bosco di faggi e quindi per un piacevole sentiero naturalistico.
Per fortuna, sul più bello che stavamo uscedo dal bosco - e in contemporanea con la puntualissima ma rapida perturbazione delle 11:00 - un giro di vento ha spazzato lontano le nubi temporalesche liberando la superficie del lago e regalandoci una vista - sebbene ancora a bassa saturazione e con qualche traliccio di troppo - davvero grandiosa.

 

 
 



 E così, a cavallo della cresta, siamo arrivati fino al Rifugio Chierego e poi - dopo aver lasciato il Gruppo per il meritato riposo durante il pranzo - con i soliti scarponatori instancabili ci siamo concessi pure una veloce sgambata fino alla vicina - ahinoi nuvolosissima - cima del Coal Santo, dove abbiamo trovato anche il tempo per fraternizzare con un altro simpatico gruppetto bresciano.

 
 

  
 
 
 

 

   
 


Poi - mentre le ultime nubi di passaggio se ne andavano verso l'Adriatico lasciando spazio ad un sole insperato e sempre più estivo (e caldo!) - abbiamo ripreso la nostra escursione scendendo lungo il versante ovest del monte, godendoci con animo ben più sereno rispetto alla mattina i baiti, i faggi secolari e le splendide fioriture.



  

  
 






 


   

 
  
 
  
  
  




   
 


E con questa direi che potremmo (o meglio, vorremmo) dare il via alla stagione estiva ...




giovedì 9 giugno 2016

... il CLoWndominiO ce l'abbiamo?!


Ci sono giornate intense in ufficio che vien da pensare che manchi solo il circo ...

Ebbene, un paio di settimane fa me il circo me lo sono ritrovata alla sera davanti alla porta di casa.
Con tanto di naso rosso.
Quasi rivedo la scena da film di me che mi trascino dal seminterrato - strisciando scalino per scalino - mentre un fastidioso ronzio in testa mi fa desiderare solo di annientarmi sul divano.
E invece mi ritrovo davanti alla porta l'orda dei ragazzini del palazzo (più altri in prestito anche dal resto della via) urlanti e saltellanti, con la mia dirimpettaia e ... una CLOWN!
No, dico. Anche se l'occhio in sfesa e il mio sguardo assassino glielo avranno fatto imaginare, non credo sappia cosa ha rischiato in quel momento ad essere l'unico ostacolo tra me e la mia necessità fisiologica di resettare la giornata e di prepararmi per la mia sacrosanta camminata prima dell'enesimo impegno serale.
Ma. Visto che tutto sommato mi era rimasto ancora un barlume di umanità nonostante la giornata di lavoro, o forse perché ormai totalmente esaurita ed incapace di qualsiasi reazione - seppure con un notevole sforzo nel decifrare i suoni che arrivavano alle mie orecchie e rielaborarli in pensieri con un senso compiuto - ho dato comunque spazio all'ascolto e promettere di prendere in considerazione la possibilità di partecipare alla festa condominiale di cui nel frattempo mi ero ritrovata in mano l'invito ...
E questo l'antefatto.



Ovviamente, dopo essere entrata in casa e aver riattivato quel paio di neuroni sopravvissuti, ho cominciato anche a pensare a cosa farne di quell'invito.
Che a me, a dirla tutta - a parte il Maglione confinante che lavora a turni e avrò avvistato sì e no tre volte in tre anni - i miei vicini stanno pure sulle scatole!
Magari saranno i muri sottili, sicuramente sarò pure io che, in quanto vecchia acida e scampata zitella, ho una soglia di tolleranza piuttosto bassa ma, accidenti ...  l'educazione la lasciamo fuori in ingresso?!
Sia chiaro che nemmeno io sono la paladina del senso civico però, considerando pure che abito al piano terra nel mio fazzoletto di giardino atterra un po' di tutto, diciamo che i rapporti non sono proprio così sereni.
Comunque, a parte questo piccolo sfogo, alla fine la questione era se cedere al primo istinto del macchecavoloc'hodaspartireioconstivicinirompiscatole oppure se cercare di superare per un momento misantropia e pregiudizi e almeno fare finta di provarci.

Alla fine - come se non l'avessi saputo che sarebbe andata a finire così - siccome sono una sostenitrice delle (seconde, terze, ennesime) possibilità, ho scelto di partecipare ...

Così, mercoledì sera - dopo la mia solita scena di trascinamento sugli scalini - ci siamo ritrovati tutti ben stipati nell'androne del palazzo - ovvero caldo umido tropicale e spazi vitali minimi - grazie ad un mezzo nubifragio che all'ultimo ha impedito lo svolgersi della festa in giardino ...
E che fai ... sorridi, tenti qualche discorso di cortesia a caso, mangi qualcosa (e tanto di occhi così quando mi hanno visto arrivare con due vassoi di cose preparate da me) e cerchi di schivare i ragazzini (almeno stavolta in numero adeguato) che urlano, ballano e corrono ...
Poi, ancora non ho capito bene come, mi sono lasciata coinvolgere nei giochi e mi sono ritrovata a far fare l'aeroplanino-cavallino alla bimba della dirimpettaia (e tanto di occhi così che lei è timida - dove?! - e nessun altro aveva nemmeno la forza di alzarla) e distribuire abbracci (pacati!) e strette di mano generali.

Terminata la serata, sfinita, mi sono richiusa alle spalle la porta del mio appartamento, andando a schiantarmi sul divano con un notevole mal di schiena ma, tutto sommato, dopo essermi pure vagamente divertita (non lo diciamo troppo in giro però!).
E magari non mi ricorderò il nome di tutti i condomini (colpa della lingua), ma se non altro adesso so che faccia hanno la maggior parte di loro e, soprattutto, so che ci sono anche delle brave persone.

Insomma, come dicevo alla nostra formidabile clownterapista-animatrice, forse un po' di APERTURA ogni tanto non guasta ...


mercoledì 8 giugno 2016

CoMe Sentinelle


Ovviamente quando si avrebbero un po' di giorni da sfruttare per realizzare almeno un paio delle millemilia idee che abbiamo, ci mancava il maltempo a guastare qualsiasi programma!   :-(
Beh ... diciamo che se non altro ho avuto l'occasione per rifarmi di un po' di sonno arretrato ...

Ma domenica - capito ormai che, a discapito delle previsioni ovunque catastrofiche, la pioggia di questi giorni è una roulette russa che in un punto viene a secchiate e cento metri più in là neanche mezza goccia - abbiamo preso su zaino e scarponi e quelchesia ...

Con il cielo ovunque coperto e la temperatura decisamente al di sotto del previsto, approfittando della bassissima stagione, siamo partiti da Pala Favera alla volta del strafamoso ed ultrafrequentato Rifugio Coldai.
Insomma, tanto per dire che io non c'ero mai stata prima ...



Superate le piste da sci che qua e là "aprono" in maniera poco elegante i boschi lungo la tranquilla carreggiabile, siamo arrivati all'amena piana di Casera Pioda dove siamo stati accolti dai verdi teneri e dalle prime delicate fioriture della nuova stagione.
Poi, salutati i gestori della casera e finalmente sul sentiero, siamo saliti godendoci i singolari colpi di luce dovuti al gioco delle nubi in rapido movimento.



 


 



 

Dopo aver superato gli ultimi tornanti, siamo finalmente arrivati al rifugio che, da qui ad un paio di settimane verrà regolarmente gremito da turisti da tutto il mondo, ma ora giace immerso in una quiete quasi irreale, amplificata dalle severe pareti circostanti.


 

Scesi al bivacco per un'occhiata, leggo sul quaderno che il ragazzo incontrato poco prima in in rapida discesa vi aveva appena fatto sloggiare un paio di marmotte ... Il che sicuramente giustifica le pessime condizioni del locale!
Ed in effetti, giusto il tempo di aggirare il rifugio, notiamo subito un buon numero di marmotte che, disturbate dalla nostra comparsa improvvisa mentre erano intente a brucare i prati appena lasciati liberi dalla neve, con un paio di fischi, si danno al fuggi fuggi generale.
Poi, superata la forcella, l'indicibile spettacolo del Lago al suo risveglio dai profondi silenzi dei ghiacci invernali. Un momento sospeso, come un sospiro, solo per noi due ed un piccolo gheppio in volo, leggero sopra di noi.
Un momento da gustare con gli occhi e con il cuore ...

  


Saziati nello spirito - ma anche nel corpo! - sul mentre che stiamo pensando al da farsi, qualche goccia appena nebulizzata dall'aria ci "suggerisce" che è meglio scendere di quota velocemente e così, dopo aver riattraversato il prato delle marmotte - ormai più indispettite dalla nuova invasione del loro territorio che spaventate - ritorniamo verso la casera, mentre pochi altri escursionisti continuano a salire nonostante la pioggerella.

 
 
 

E, mentre entrambe le batterie della mia fotocamera danno forfait - ad ascoltarli, certi presentimenti ... - riprendiamo la stradina del mattino e continuiamo salendo verso il Col dei Baldi.







Forse dipenderà dal fatto che non faccio sci in pista, ma devo dire che se di sera d'inverno il rifugio ha anche un che di festoso, d'estate alla luce del sole - e per di più circondato da impalcature, travi e macchinari - dà proprio la sensazione di essere una giostra abbandonata ...
E poi così non posso nemmeno prendermi una birra!

Dopo un'altra sosta - sta volta al sole - mentre, tra una nuvola e l'altra, osserviamo le cime famose tutto attorno, decidiamo di provare a chiudere ad anello il nostro percorso e prendiamo per i sentieri che scendono verso Malga Vescovà. Sentieri che conosciamo bene per averli già percorsi d'inverno sebbene, a sorpresa, ora rivelino delle rocce scure, di facile derivazione vulcanica.
Quello che ci sorprende di più, però, è l'emergere improvviso dai cunicoli nei sassi misteriosi di alcune marmotte-sentinelle che qualcuno - evidentemente preso dalle suggestioni di qualche lettura storiografica di troppo - presume di origine austro-ungarica ...  :-D

 



 

Dopo un'altra breve scarica di pioggia, raggiungiamo Malga Staulanza dai cui prati ci infiliamo direttamente nel bosco per intercettare una traccia nera che dovrebbe - dovrebbe! - riportarci sulle piste da sci di fondo di Pala Favera ...
Se non che, dopo una mezz'ora di ravanamenti su tracce molto esigue, ci risolviamo a scendere giù dritti verso il torrente per cercare un guado (che manco a dirlo 50m più in là c'era un ponte!) e così finalmente raggiungere la nostra meta.



Certo nulla a che vedere con chi dell'arte di perdersi ne ha fatto un suo marchio distintivo, ma - questa volta, come altre - spesso basta solo allontanarsi dai comodi sentieri segnati per assaporare un po' il gusto dell'avventura ...
Anche in una delle località più turistiche delle Dolomiti.